Finalmente, dopo sedute interminabili e litigi degni di un reality show, la normativa aggiornata sulla politica agricola europea ha incassato l’approvazione definitiva con lo strepitoso risultato di 629 voti favorevoli, 17 contrari e 16 astensioni. Insomma, un plebiscito che garantisce a tutti un futuro radioso fra trattori e raccolti – o quasi.
Parliamo prima di quei poveri eroi chiamati “piccoli agricoltori”. Per loro, una generosa manna dal cielo: finalmente potranno mettere le mani su un sostegno finanziario annuo aumentato da 2.500 a 3.000 euro. Una differenza epocale, non c’è che dire. Come se non bastasse, arriva anche un magnifico bonus una tantum per il grande sviluppo dell’attività, che passa da 50.000 a 75.000 euro. Sicuramente abbastanza per costruire un Castello di Burro, o almeno comprare un trattorino nuovo di zecca.
Venendo agli amati requisiti ambientali, i nostri legislatori si sono dati un gran da fare per evitare agli agricoltori la fatica titanica di arare i campi ogni anno. Come? Garantendo che i terreni seminativi al 1° gennaio 2026 manterranno questa missiosa classificazione anche se saranno inutilizzati, non arati, non lavorati e non riseminati. Chissà cosa penserà la biodiversità di questa genialata, ma almeno i conti tornano per chi ama poltrire sotto al sole.
Va poi segnato il tocco di classe per gli agricoltori con certificazione biologica: questi privilegiati saranno automaticamente considerati rispettosi delle famigerate “buone condizioni agronomiche e ambientali” per quelle parti di azienda già biologiche o in conversione, ovviamente salvo qualche capriccio degli Stati membri che possono introdurre limitazioni se il controllo diventa troppo complicato da gestire. Un sistema dove quanta burocrazia ti risparmi, tuttavia, non è mai abbastanza.
Per quanto riguarda i controlli in loco, perché infierire con infinite visite quando si può semplicemente svolgere un unico controllo annuale? Il tanto decantato principio del “once only” farà sì che gli agricoltori vengano molestati – dico, controllati – una sola volta all’anno. Almeno quelli possono consolarsi nel sapere che gli straordinari degli ispettori verranno drasticamente ridotti.
Il parere del relatore André Rodrigues
André Rodrigues, portavoce socialista portoghese, ha sentito il bisogno di illuminare le masse con parole di sincero conforto:
“Gli agricoltori hanno bisogno di regole chiare, meno burocrazia e pagamenti su cui poter contare. Quanto approvato oggi dimostra ciò che sosteniamo fin dall’inizio: è possibile avere regole più semplici e un sostegno migliore, senza indebolire le tutele ambientali e sociali.”
È bello sapere che da qualche parte, in un elegante ufficio londinese di Bruxelles o Strasburgo, qualcuno ancora crede che “più semplice” significhi veramente “più semplice”, e che “migliore sostegno” non sia solo un modo elegante per dire “proviamo a farlo passare”.
Cosa ci aspetta ora?
L’accordo, passata questa festa dell’imbroglio, dovrà essere ufficialmente ratificato dal Consiglio. Dopodiché, ecco la ciliegina sulla torta: entrerà in vigore subito il giorno dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea, quel meraviglioso documento che si trova solo nei cassetti di avvocati e fanatici della burocrazia.
Un contesto che sa di déjà vu
Questa è la seconda tornata della revisione della politica agricola UE dopo il capitolo del 2024. Presentata a maggio 2025, la proposta promette trionfalmente di far risparmiare ai “sudditi” contadini 1,58 miliardi di euro l’anno, una cifra che suona ancora più dolce se si pensa ai mirabolanti 210 milioni di agevolazioni pure per le amministrazioni nazionali. Insomma, una rivoluzione che rende i pagamenti più flessibili, i requisiti più gestibili e la gestione delle crisi un gioco da ragazzi, o almeno uno spettacolo meno deprimente.
Tutto qui: una politica agricola più snella, più umana, più… realistica? Si spera solo che nelle pieghe di questi numeri da blockbuster non si nasconda qualche altra sorpresa per chi, alla fine della giornata, deve veramente faticare per mettere il pane a tavola.



