Sarebbero loro i “colpevoli” della caduta fatale di un altro colombiano, il 31enne Juan Carlos Ortiz Duarta. Storie di vita che si spezzano dall’altezza dell’ottavo piano di uno degli edifici in via Cimarosa, quartiere Satellite. Ammazzare è un’arte che a quanto pare non conosce confini, e forse nemmeno equilibrio.
I carabinieri di Pioltello hanno messo insieme un puzzle forse troppo veloce, annunciando che la rissa è stata tanto violenta da spedire il povero Juan Carlos giù dal balcone. Resta un mistero da risolvere se si trattasse di un litigio casuale o di qualcosa di più premeditato, che pure si addice a chi, come questi uomini, vaga nell’ombra della regolarità amministrativa.
Naturalmente, i due “presunti” assassini hanno fatto i fenomeni con una fuga degna di un film, perché – come si sa – sparire è il primo passo quando si ha la coscienza sporca o semplicemente quando si vuole evitare un bel po’ di guai.
Il suicidio? Macché, un classico depistaggio
Nei primi momenti, giustamente, la scena sembrava quella di un suicidio emotivamente disperato: corpo trovato ai piedi del palazzo nella serata di un inverno gelido, tutto pronto per l’epilogo drammatico di una vita malmessa. Ma la realtà è sempre così greve da complicare i copioni banali.
Quando però i carabinieri sono entrati nell’appartamento di via Cimarosa si sono trovati davanti a un quadro tutt’altro che tranquillo: segni di una colluttazione violenta che nemmeno un regista di thriller avrebbe saputo inscenare meglio. Eppure, pare che nessuno dei vicini abbia sentito uno starnuto, figuriamoci urla o rumori di battaglia. Misteri della vicinanza e della cortesia condominiale.
Insomma, al netto di qualche precedente penale e della posizione giudiziaria “fluttuante” del caduto, i carabinieri evidentemente hanno deciso di fare le cose sul serio e passare dalla modalità “suicidio” a quella “omicidio”. Una svolta di indagine che potrebbe dare finalmente un senso a questa brutta storia di caduta libera – letteralmente – di una vita finita male.

