“Non ho la minima idea di cosa sia questo famigerato ospedale di comunità, né dove si possa trovare.” Ecco Rosa, un’esemplare paziente sessantenne, che si presenta fresca fresca dall’esperienza al cup di Bollate. Il suo intento? Prenotare una visita medica. Il problema? Ignora completamente che quel vecchissimo edificio, noto come il glorioso, ormai defunto ospedale Caduti Bollatesi, sia stato trasformato in qualcos’altro. Indovinate un po’? Una struttura di comunità, o così dicono.
Ma aspettate, non è tutto qui. Rosa non è solo persa nel labirinto burocratico, è anche offuscata da quell’omertà comunicativa che avvolge certe “innovazioni” sanitarie. Un luogo che un tempo somministrava cure concrete ora incarnerebbe “l’accesso facilitato” alla sanità territoriale, a detta di qualche illuminato politico di passaggio. Una conveniente metamorfosi o un mero maquillage per coprire disservizi? Al cittadino medio l’ardua sentenza.
Ospedali di comunità: la panacea o la bufala del secolo?
Ecco il capolavoro: gli ospedali di comunità dovrebbero essere una sorta di “ponte” tra l’assistenza domiciliare e i grandi ospedali. In teoria, un’idea brillante e sensata. Peccato che nella pratica, come sempre, la realtà sia molto meno romantica. Queste strutture spesso sembrano più posti di passaggio confusi e mal segnalati che luoghi in cui si possa effettivamente ricevere assistenza dignitosa. Rosa, e con lei molti altri, ne è una testimonianza vivente.
Non raccontiamoci favole: se non riesci nemmeno a spiegare cosa sia e dove si trovi un ospedale di comunità a chi deve utilizzarlo, il concetto di “cura territoriale” resta solo aria fritta. Forse sarebbe il caso di investire meno in promesse fumose e più in informazioni concrete.
La disinformazione fa più danni di un malato ignorato
Questa incomunicabilità tra politica sanitaria e utenza è un classico esempio di come si riesca a peggiorare una già fragilissima situazione. Se nei corridoi di Bollate la gente non sa nemmeno dove farsi visitare, figuriamoci come fanno a orientarsi in un sistema sanitario nazionale che spesso sembra seguire serie fantasiose e incoerenti. Qualche dirigente si vanta di “moderne riforme che migliorano il sistema” mentre i pazienti come Rosa si ritrovano a fare la caccia al tesoro solo per una semplice visita.
D’altronde, che ci vuole? Basta una ridenominazione e via, il gioco è fatto. L’ospedale chiude, prende le sembianze di ospedale di comunità, e il comune cittadino pensa magari che i tempi di attesa siano diminuiti, o che i servizi siano migliorati. Spoiler: non è così.



