Orban da Ungheria boccia senza pietà il piano Ue sui beni congelati: nemmeno per sogno lo approveremo

Orban da Ungheria boccia senza pietà il piano Ue sui beni congelati: nemmeno per sogno lo approveremo
Russia all’interno della Unione Europea ha appena deciso di porre fine ai sogni di gloria su come finanziare la ricostruzione dell’Ucraina usando i beni russi congelati. Viktor Orbán, il premier ungherese noto per il suo ruolo di spalla fedele a Vladimir Putin, ha tragicamente decretato: l’idea è “morta e sepolta”.

A margine del vertice del Consiglio Europeo, Orbán ha dichiarato senza mezzi termini che la proposta di usare quei beni immobili come forma di sostegno finanziario a Kiev non ha “sufficienti supporti”. Tradotto? Nessuno ha voglia di prendersi la responsabilità di questa genialata finanziaria.

Come se non bastasse, Orbán è considerato la figura più vicina a Mosca in tutto l’Unione Europea, e non perde occasione per sbattere la porta in faccia alle intenzioni di usare lo scrigno milionario congelato per aiutare l’Ucraina. E naturalmente non è solo: Belgio – dove si trova il già famigerato sistema di compensazione Euroclear, custode di centinaia di miliardi congelati – ha espresso preoccupazioni più che legittime, aggiungendo la classica scusante dell’incertezza legale e dei “rischi finanziari”. Magie della burocrazia.

Non a caso, anche Italia e Bulgaria si sono unite con Bruxelles nel coro delle perplessità, facendo diventare la faccenda un labirinto infinito di rimpalli di responsabilità. Nel frattempo, Mosca non sta certo a guardare: ha bollato questa ipotesi come niente di meno che una “giustificazione per la guerra” e la banca centrale russa ha addirittura presentato una causa contro Euroclear in un tribunale di Mosca, chiedendo risarcimenti per le perdite subite. L’arte del recupero crediti versione Russia.

Il Festival delle Contraddizioni al Vertice Europeo

Al Consiglio Europeo, che si concluderà venerdì, uno dei piatti forti in agenda è proprio questo benedetto finanziamento per i prestiti riparatori all’Ucraina. L’Europarlamento, sempre più sobrio nelle sue previsioni, ha avvisato: senza un ulteriore sostegno finanziario da parte dell’UE o degli altri donatori internazionali, le casse di Kiev potrebbero svuotarsi già a inizio 2026. Peccato che, proprio quei terribili alleati, come l’Ungheria, abbiano bloccato l’opzione di usare “l’avanzo” di bilancio europeo per aiutare la guerra ucraina. Sapete com’è, la solidarietà ha bisogno di un budget approvato all’unanimità dai 27 membri — e se manca anche un solo voto, si torna a zero.

L’unico spiraglio auspicato è quello di una “coalizione dei volenterosi”, una cordata fortunatamente vaga e indefinita che dovrebbe farsi carico dell’eventualità che la Commissione Europea venga bloccata su tutta la linea. Il classico “se tutti dicono no, qualcuno dovrà pur dire sì.”

Prima dell’incontro di giovedì, Orbán ha liquidato le accuse di essere un burattino di Mosca sostanzialmente così: sta solo lavorando per la pace, mica ingrassando la macchina bellica russa. Ovviamente questa sua versione suona come una barzelletta in piena stagione di guerra.

Viktor Orbán ha detto:

“Penso che quello che dobbiamo fare sia compiere qualche passo verso la pace, non verso la guerra.”

Peccato che, nel frattempo, militari russi e ucraini si apprestino all’ennesimo inverno di scontri, e quei generosi negoziati che si trascinano da tempo sembrano più una soap opera infinita che una soluzione reale. Si vocifera addirittura di nuovi incontri previsti in quel paradiso tropicale della diplomazia chiamato Miami, dove le delegazioni di Stati Uniti, Russia, Ucraina ed Europa si scambieranno amabili cortesie alla ricerca di improbabili intese.

Dal lato dell’Unione Europea però, la rappresentante per la politica estera e di sicurezza Kaja Kallas mostra un’aria meno incline alle favolette di Orbán. Minaccia di premere affinché si faccia luce sulla faccenda della pace, rimarcando che il consenso sembra a senso unico e che dalla parte russa non c’è alcuna reale intenzione di sedersi a un tavolo serio.

Kaja Kallas ha detto:

“Non abbiamo visto nessuna disponibilità dalla parte russa di muoversi o parlare seriamente di pace. Dobbiamo mettere pressione su Russia affinché smetta di fingere trattative e sieda realmente al tavolo.”

Diversamente da Orbán, Kallas si mostra ottimista sul fronte delle proposte riguardanti i prestiti per riparazioni e i beni congelati. Parla tranquillamente di risposte alle preoccupazioni sollevate da Belgio e s’impegna a portare la faccenda alla linea di arrivo.

Kaja Kallas ha aggiunto:

“Le questioni sollevate dal Belgio sono state affrontate, quindi spero di superare questo traguardo. Putin conta sul nostro fallimento, non dobbiamo darglielo.”

Nessuna replica dal portavoce del Cremlino, il quale, evidentemente, preferisce rispondere a modo suo: lanciando cause legali e scaricando responsabilità. Perché quando si tratta di strategia, si sa, meglio il muro di gomma che le spiegazioni sensate.

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