Naturalmente, la giostra dell’eterna riorganizzazione in casa Polizia di Milano non si ferma mai: stavolta tocca a Osvaldo Rocchi, il dirigente del commissariato Mecenate, costretto a trasferirsi. E indovina un po’? Proprio lì prestava servizio il mitico assistente capo Carmelo Cinturrino, ora accusato di aver ucciso Abderrahim Mansouri a Rogoredo. Come da manuale dell’amministrazione, Rocchi è stato gentilmente messo a disposizione della questura di Milano e il supplente? Chissà, ma quasi sicuramente ce lo scopriremo nei prossimi giorni.
Nel frattempo, le indagini si espandono come una macchia d’olio, perché è quello il modo migliore per nascondere una verità scomoda – si parte dal famigerato boschetto di Rogoredo, luogo sacro del dramma, e si arriva fino a via Mecenate, piazzale Corvetto e Calvairate. Tutto sotto l’occhio vigile dei magistrati Giovanni Tarzia e Marcello Viola, che ovviamente stanno raccogliendo testimonianze come se fosse il più atteso reality show di stagione.
Già, perché si cerca di far luce su chiunque possa aver incrociato il cammino dell’illuminato Cinturrino: spacciatori, tossicodipendenti e tutti quelli che, secondo qualche racconto qua e là, avrebbero accompagnato le operazioni antidroga condotte con “metodi” decisamente poco ortodossi. Si parla di pratiche così dubbie da far sembrare un episodio di fantascienza un’indagine penale normale.
E come se non bastasse, nei giorni scorsi, alla corte del pm sono stati convocati personaggi di ogni genere, uno più interessante dell’altro. Tra questi, spicca un giovane che sostiene di possedere un video che immortala il presunto pestaggio di un pusher disabile, vittima di un’aggressione a colpi di martello, nulla meno che orchestrata dal nostro caro Cinturrino.
Parliamo insomma di scene che nemmeno nei peggiori film d’azione si vedono, ma che qui diventano materia di indagine. E sempre per chi ama la suspense, uno degli obiettivi principali è anche scovare eventuali complici, o magari un bel gruppo di colleghi pronti a coprire ogni mossa del tuttofare di via Mecenate.
Infine, per completare la sceneggiatura da manuale del dramma contemporaneo, è stata già calendarizzata per il 9 marzo l’udienza al Riesame: sarà lì che i novelli difensori di Cinturrino, Marco Bianucci e Davide Giugno, si daranno battaglia per ottenere i domiciliari.



