Le Olimpiadi invernali di Milano – Cortina si aprono in pompa magna, con l’arrivo di ben cinquanta Capi di Stato, capi di governo e sovrani. Ovviamente, ci sono anche gli atleti, che rappresentano novantadue paesi, tanto per non farci mancare niente. A voler descrivere il dispositivo di sicurezza, si parla di seimila uomini a supporto delle forze di polizia locali: artificieri pronti a ogni esplosione, unità cinofile anti-sabotaggio, tiratori scelti con la mira affinata, agenti sciatori (perché perfino la neve in Italia ha bisogno di protezione), nuclei anti-terrorismo d’élite e guardie del corpo da film d’azione. Chissà, forse domani, durante la cerimonia d’apertura con la tradizionale accensione del braciere, questa onnipresente sicurezza metterà in pausa anche le polemiche — quelle, per esempio, per la presenza di agenti del reparto investigativo dell’Ice e altre delizie simili. Insomma, una specie di pax olimpica in un mondo che sembra aver dimenticato il significato della parola “equilibrio”.
Ovviamente, si parla di sport — almeno in teoria — ma anche di sicurezza, perché senza un massiccio dispiego di uomini armati e telecamere la festa non sarebbe completa. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi assicura che un simile spettacolo di forze non farà altro che rinsaldare la già brillante credibilità internazionale dell’Italia e il suo prestigiosissimo ruolo di leadership in tempi così, ehm, “facili”.
Il magico coordinamento all’italiana
La parola d’ordine di questa festa della democrazia e della sicurezza è, a detta degli esperti in divisa, “coordinamento”. Per cui sono stati istituiti una serie di nuclearissimi centri di smistamento e controllo: un Nucleo di coordinamento operativo per pianificare e valutare minuziosamente ogni minimo particolare — perché una virgola fuori posto potrebbe compromettere tutto il glamour — un centro di coordinamento per la sicurezza connesso a prefetture e questure e perfino una sala operativa internazionale (anche perché il mondo intero non deve perdersi niente) e una sala interforze in tutte le questure coinvolte. Chapeau.
La sicurezza si declina a “zone concentriche”, stile cipolla di protezioni iper-raffinata: si parte dall’area “di rispetto” — ossia il confine esterno per chi ha voglia di radunarsi a chiacchierare con la polizia — poi si passa all’area “riservata” e infine all’ambita “massima sicurezza”, sorvegliata rigorosamente da poliziotti armati e con accesso consentito solo a chi possiede biglietto o accredito, perché i malcapitati non invitati possono tenersi a distanza. I controlli sono ovunque: alle frontiere, sulle strade, nelle stazioni e ovviamente in aeroporto, così non rischiamo che nessuno scappi via senza farsi identificare.
Il mito della tecnologia salvifica
Immancabile è il richiamo alla tecnologia, perché in un evento così cruciale non potevano mancare cyber-vigilanza, cannoni anti-drone per abbattere eventuali palloni impazziti e telecamere a volontà: ben duecento solo nell’area dello Stadio di San Siro, il teatro della cerimonia d’apertura. Gli addetti alla sicurezza hanno pure una task force tutta dedicata a contrastare i cyber-attacchi contro le infrastrutture e i sistemi informatici. Missione delicatissima, visto che, come svelato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, sono già stati sventati attacchi “di matrice russa”.
Antonio Tajani ha rivelato:
“Sono stati fermati attacchi attribuiti al gruppo di hacker filorussi Noname057(16), diretti a sedi del ministero degli Esteri, cominciando da Washington, e anche contro siti ufficiali delle Olimpiadi invernali, inclusi alcuni hotel quattro stelle di Cortina.”
Dunque, tra villaggi olimpici e location varie, ci si aggira in un clima da film di spionaggio, con controlli, ispezioni e bonifiche a tamburo battente. Non manca ovviamente la ribellione civilissima di qualche gruppo che protesta, come il Comitato Insostenibili Olimpiadi e il corteo “Ice Out” di Potere al Popolo. Insomma, muscoli di ferro e cori di dissenso, un mix perfetto per ravvivare la festa.
Un intreccio perfetto di sport e geopolitica
Domani, la sfilata presidenziale promette di essere memorabile, con i capi di Stato e i loro diplomatici al centro della scena, scortati da guardie del corpo in versione armature moderne. L’imponente dispositivo di sicurezza prevede anche la partecipazione dei gloriosi Gis — i super soldati dell’Arma dei Carabinieri — e dei Nocs, i coraggiosi della polizia di Stato specializzati nella lotta al crimine più pericoloso. Insomma, una vera e propria ridda di élite e divise, pronta a vigilare su ogni mosso di braciere o fiocco di neve. Il tutto, in un’atmosfera dove lo sport diventa il palcoscenico ideale per mettere in scena una geostrategia che, tra scontri diplomatici e cyber-guerre, ci ricorda che le Olimpiadi non sono mai solo una questione di medaglie.



