Olimpiadi all’italiana: la Triennale mette in scena un orso gigante che si sbrana il gelato per accogliere i visitatori

Olimpiadi all’italiana: la Triennale mette in scena un orso gigante che si sbrana il gelato per accogliere i visitatori

Immaginate la scena: un orso polare con gli sci ai piedi che, invece di lottare sulle piste innevate, si prende una pausa gustandosi un cono gelato appoggiato comodamente su un iceberg. No, non è l’ennesimo stereotipo da cartolina turistica, ma la nuova “opera d’arte” che fa bella mostra di sé davanti alla Triennale di Milano. A firmarla è l’artista Jacopo Allegrucci, già noto per aver disseminato la sua fauna inanimata – ma non per questo meno critica – negli spazi del museo.

Nell’ambito delle sempre meno “gloriose” Olimpiadi e Paralimpiche Invernali Milano-Cortina 2026, questo orso di cartapesta ha preso posizione proprio all’entrata della Triennale. Sci ai piedi, mentre ha appena caduto, anziché darsi una mossa, si concede un gelato. Prevale, naturalmente, il motto di Pierre De Coubertin, il fantasma del padre fondatore dei Giochi Olimpici moderni, che ricorda che nella vita “l’importante non è vincere, ma partecipare”. Ecco, partecipare col gelato finite a guardare il risultato senza litigare troppo…

Una specie a rischio… di buonumore ironico

Se questo orso vi sembra solo un coccolone della fauna artistica, preparatevi alla sorpresa. Non è il primo né sarà l’ultimo animale a rischio estinzione che Allegrucci offre come monito ecologico con la sua creatività “moderna”. Già avevamo avuto l’onore di incontrare una balenottera azzurra, un elefante della Namibia, una giraffa di Rothschild e perfino un ippopotamo – tutti rigorosamente in sospeso tra ironia e denuncia ambientale. Ora tocca a questo orso goffo ma profondamente emblematico. Considerato che le Olimpiadi tendono a essere un tripudio di spese e distrazioni, ecco servito il contrappunto: l’orso che, invece di vincere la medaglia, si gusta un gelato sulla sua lastra di ghiaccio che si scioglie.

Il presidente della Triennale, Stefano Boeri, commenta con la solita soavità burocratica:

“Diamo il benvenuto davanti alla Triennale a questa nuova star della fauna in cartapesta, dopo la balenottera azzurra, l’elefante della Namibia, la giraffa di Rothschild e l’ippopotamo. Un grande orso polare, un’altra specie a rischio estinzione. Ma questa volta, in piena sintonia con le celebrazioni milanesi per le Olimpiadi invernali, l’orso è un po’ più burlone. La gioiosa fragilità della cartapesta modellata da Allegrucci è il modo migliore per invitare il pubblico a visitare la Triennale durante le Olimpiadi.”

Insomma, mentre il pianeta si squaglia, la Triennale preferisce mostrare l’imperturbabile orso coi suoi sci arrugginiti e il gelato che cola, un messaggio che suona più come un sarcastico “guarda, ci stiamo facendo bello per pochi giorni e poi ci perdiamo nella nebbia olimpica fra discorsi inutili ed eventi mediatici”. Una vera lezione di partecipazione e di come si può prendere tutto con ironia, persino il futuro incerto delle nostre specie.

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