Tradizione e personalità? Sì certo, perché chi meglio di un’artista pop internazionale può rappresentare l’inno nazionale, giusto? Laura Pausini, con la sua impeccabile eleganza da diva in nero e spalle scoperte arricchite da strass argento, ha deciso di riscaldare i cuori degli italiani all’apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Non solo: la sua voce ha miracolosamente suonato contemporaneamente a Milano e a Cortina, milioni di chilometri di chiarezza acustica e coordinazione televisiva a prova di magia.
Accompagnata da un coro di montagna – perché cosa sarebbe l’inno senza un tocco di folklore locale –, la cantautrice di Solarolo ha dato una lezione di spettacolo, trasformando un momento istituzionale in un vero e proprio show da prima donna. Gli applausi, ovviamente, si perdono nel pubblico in piedi, come se non fosse scontato che l’inno venga cantato con passione e rispetto. Mon dieu, che sorpresa!
Se proprio vogliamo immergerci nella pomposità della situazione, ricordiamo che Laura Pausini non è solo una cantante qualunque: con una collezione di premi che farebbe impallidire chiunque – Grammy, Latin Grammy, Golden Globe vinti e un Oscar sfiorato – lei vola alto come la più internazionale delle artiste italiane. Coinvolta persino come ambasciatrice di buona volontà per il World Food Programme e decorata con il titolo di Commendatore della Repubblica Italiana, vanta la bellezza di oltre 75 milioni di album venduti. Insomma, nessuno meglio di lei poteva aggiungere un tocco di glamour in un momento che prometteva di essere solo serio.
Chissà se alla prossima partita di calcio, l’inno nazionale sarà affidato a un grande nome internazionale del pop. Perché, nonostante tutto, sembra che senza stelle globali niente vuoi farci sentire realmente patriota. Una contraddizione sublime, ma dopotutto, l’arte è anche questo: una perfetta miscela di apparenza e sostanza. E in questo caso, l’apparenza vince a mani basse.
L’ironia dell’inno che arriva contemporaneamente nelle due città
La trovata di trasmettere l’inno in contemporanea, da Milano a Cortina, è un piccolo capolavoro di illusionismo tecnico e di marketing. Perché condividere un momento è davvero meraviglioso, quando non puoi semplicemente scegliere una città e basta. Evidentemente, il protocollo sportivo non doveva essere abbastanza sofisticato senza un pizzico di show business sopra le righe. Se le olimpiadi servono a qualcosa, è a ricordarci che il patriottismo può essere confezionato con effetti speciali e un’orchestra di campanellini.
Intanto, in sottofondo resta la domanda: chiamare un’artista internazionale e pluripremiata per cantare l’inno, non equivale forse a dire che l’Italia da sola non riesce a far vibrare di emozione le note di un testo tanto sacro? Oppure dobbiamo rassegnarci al fatto che l’immagine conta più del contenuto? In ogni caso, applausi. A costo di sembrare banali, questa cerimonia rimarrà negli annali come l’apoteosi dell’italianità… con glitter e palcoscenico.



