Ah, la favola futuristica dell’energia rinnovabile britannica prende vita grazie a Octopus Energy, la start-up che sembra aver trovato la formula magica per un domani più verde. Ad accompagnare il tutto, naturalmente, troviamo veicoli elettrici che parcheggiano ordinatamente davanti a una casa suburbana super moderna di Folkestone, con tanto di pannelli solari sul tetto. Perché nulla urla “sostenibilità” come un’auto elettrica posizionata strategicamente davanti a un’abitazione fotovoltaica, come in uno spot pubblicitario per la coscienza ambientale.
Dietro questa elegante scenetta da cartolina, il gigante nascente è pronto a sganciarsi. La divisione AI, ribattezzata Kraken Technologies e gestita da Octopus Energy, sta per staccarsi dalla madre, aprendo la strada a un’ipotetica quotazione in borsa. Un piccolo passo per il mercato, un enorme balzo per chi ama i piani finanziari ben congeniati.
Origin Energy, socio di peso e possessore di gran parte delle quote, ha annunciato che l’ultimo round di finanziamenti ha portato nelle casse la bellezza di 1 miliardo di dollari, conferendo a questa perla dell’innovazione un valore di mercato di 8,65 miliardi. Cifre che farebbero impallidire anche le startup più velleitarie. Il tutto, ovviamente, con l’obiettivo di perfezionare la separazione entro metà 2026, perché i calendari strapieni sembrano non bastare mai.
Nell’ombra di questo gioco di prestigio finanziario, spunta “un importante cliente di Kraken” – chiaramente senza nome, per mantener vivo il mistero – e il fondo hedge di Daniel Sundheim, D1 Capital Partners, protagonisti di questo balletto di investimenti. Anche Origin mette sul piatto 140 milioni di dollari, dimostrando che in questo giro ci si gioca la pelle a carte scoperte. Il CEO di Origin, Frank Calabria, gongola: Kraken sta inseguendo più veloce del previsto il suo “ambizioso” obiettivo di 100 milioni di clienti. Ci mancherebbe, sarebbe un peccato dover rallentare proprio adesso.
Alla fine della separazione, Octopus Energy manterrà una quota di poco meno del 14% in Kraken, mentre l’interesse di Origin si attesterà al 22,7%. Calabria, evidentemente soddisfatto, sostiene che queste mosse mettono entrambe le entità nella posizione “forte” per scatenare la prossima fase di crescita, grazie a una struttura di capitale “appropriata”. Parole che suonano come una carezza sui cuori tormentati degli investitori alla ricerca di sicurezza in tempi incerti.
Ma che cosa fa veramente Kraken? Semplice: vende software energetico alle grandi utilities, come EDF e E.ON. Nel giro di diciotto mesi, i suoi ricavi ricorrenti contrattuali sono più che raddoppiati, incidenti di percorso compresi. Non male per una startup nascosta sotto l’ala protettrice di Octopus, che evidentemente ha funzionato come un’incubatrice per un “sistema operativo moderno per le utilities”, come lo ha definito il CEO di Kraken, Amir Orad. Roba da far venir voglia di prenotare una quota a occhi chiusi.
Amir Orad ha dichiarato a settembre di quest’anno durante un’intervista a CNBC:
“La base di investitori è molto solida e focalizzata sul settore energetico e delle utilities. Abbiamo beneficiato dell’essere parte di Octopus, soprattutto mentre sempre più aziende energetiche hanno concesso in licenza la nostra tecnologia. Questo ci ha trasformati in quello che potremmo chiamare il sistema operativo moderno per le utilities.”
Quando gli si è chiesto della possibilità di una quotazione in borsa, Orad non si è tirato indietro:
“L’opportunità è significativa, ma dobbiamo concentrarci nel diventare una società esclusivamente software. Nel tempo, ci aspettiamo di coinvolgere investitori più specializzati nel software puro a stadi avanzati. Oggi, la nostra base è fortemente orientata all’energia, ma questo cambierà con la separazione.”
Difficile non vedere in questa narrazione un’opera di teatro finanziario che osa facili colpi di scena grazie alla sacralità della “crescita sostenibile” e ai cliché del software innovativo. Mentre il mondo cerca con ansia energia pulita, ecco che Octopus Energy e Kraken Technologies si preparano a scambiarsi quote e azioni con agio, assicurandoci che il futuro dell’energia sia tanto green quanto ricco di business.



