Parlamento Europeo e del Consiglio hanno finalmente raggiunto un accordo mozzafiato su una serie di emendamenti a direttive dell’UE. L’obiettivo? Rinforzare la protezione degli investitori, favorire la partecipazione dei clienti al dettaglio nei mercati finanziari e, ciliegina sulla torta, ridurre la dipendenza delle piccole imprese dai banchetti dei prestiti.
Ma non temete, perché finalmente gli “esperti” finanziari e assicurativi dovranno dimostrare – udite udite – che i prodotti che propinano ai poveri consumatori siano davvero in linea con i loro bisogni. Con un bel controllo che non solo valuti la loro robustezza finanziaria, ma anche l’esperienza, la tolleranza al rischio, e magari pure il buon umore del cliente. Un’altra rivoluzione copernicana del buon senso, come non ci fosse mai stato prima.
La nuova legge pretende infatti che i prodotti finanziari non siano semplicemente l’ultima trovata per spillare qualche euro in più, ma che offrano un vero “valore per il denaro”. Cliente avvisato, mezzo salvato? Difficile crederci, ma almeno i consumatori potranno confrontare costi, commissioni e performance, così da scoprire più facilmente se stanno acquistando una porcheria mascherata da investimento da sogno.
E per facilitare questo miracoloso confronto, arriveranno dalle autorità europee statistiche di riferimento, che potranno essere usate come metro per capire se quel prodotto vale effettivamente quanto costa. Naturalmente, sempre tenendo a mente che chi controlla forse non ha la stessa attenzione del solito portavoce pubblico che parla a reti unificate.
Quanto agli “inducement”, ovvero quegli incentivi succulenti che le società di investimento ricevono dalle loro ghiotte controparti: sembrerebbe che possano ancora agire nel “miglior interesse del cliente”, a patto che migliorino davvero la qualità del servizio e che i conflitti d’interesse vengano almeno temporaneamente calmierati. Ovvero, tutto sotto controllo, anche se sappiamo bene quanto sia semplice far passare la fregatura per un favore.
Ah, non dimentichiamo la grande novità delle “fin-fluencer”, quei moderni profeti della finanza che, armati di smartphone e di una comunità social, cercano di insinuare prodotti finanziari nelle menti delle nuove generazioni. La Commissione ha deciso che questi fenomeni dovranno essere diligentemente sorvegliati, con tanto di accordi scritti e … giusto per sicurezza, un occhio vigile sulla loro attività.
Perché è noto come i giovanissimi siano la categoria più facile da ingannare, soprattutto se il consiglio è mascherato da post o story di Instagram con filtri e musichette.
Non poteva mancare anche l’aggiornamento dei documenti informativi chiave (KID) per i famigerati prodotti assicurativi e di investimento confezionati: da ora in poi, questo KID dovrà basarsi su scenari di performance realistici e – parola d’ordine – “plausibili”. Cosa che chiaramente dipenderà molto dalla buona volontà e dall’interpretazione soggettiva di chi prepara quei documenti.
Le parole “illuminate” di Stéphanie Yon-Courtin
Stéphanie Yon-Courtin, l’eurodeputata francese che ha guidato queste magnifiche trattative, ha sentenziato con entusiasmo:
“Con l’accordo odierno sulla strategia per gli investimenti al dettaglio (RIS), celebriamo un grande passo verso l’unione del risparmio e degli investimenti. Queste regole colmano il divario tra la protezione dei consumatori e il supporto alla prosperità delle imprese in Europa. L’accordo di ieri sera segna una vittoria colossale sia per i consumatori che per le aziende. Ci stiamo adattando a un ambiente sempre più digitalizzato.”
“Le aziende passeranno a una comunicazione digitale di default per i consumatori, che saranno al contempo più protetti contro i nuovi rischi derivanti da consigli online, come quelli dei ‘finfluencer’: niente più arricchirsi dall’azzardo di nuovi prodotti finanziari senza rendere conto a nessuno.”
“Poiché gli europei investono principalmente basandosi su consigli, abbiamo posto l’accento sulla prevenzione degli abusi, mantenendo però l’accessibilità del consulente sia dal punto di vista economico che geografico. I supervisori avranno strumenti più potenti per verificare i prezzi dei prodotti, la qualità della consulenza e se i consumatori stiano davvero ottenendo un buon affare.”
“Questo accordo trasforma l’unione del risparmio e degli investimenti da teoria a realtà. È stato un onore guidare questo dossier in Parlamento Europeo. E, sebbene il voto finale sia ancora da venire, il messaggio che mandiamo oggi non potrebbe essere più chiaro: l’Europa prende sul serio il risparmio, l’investimento e la crescita.”
Cosa ci aspetta adesso?
Ovviamente, questo magnifico accordo – con tutta la sua aria di rivoluzione e trasparenza – deve ancora passare il vaglio finale di Parlamento e Consiglio prima di diventare legge. Una formalità, si spera, perché la politica europea ci ha abituato a un balletto di rinvii e “revisioni” che tengono tutti sulle spine.
Nel frattempo, preparatevi a soggetti finanziari più controllati (almeno sulla carta), documenti più “plausibili”, e un occhio di riguardo verso quegli influencer che cercano di fregarvi con il sorriso smagliante e le promesse di ricchezza facile.



