Nove giganti farmaceutici firmano con Trump per abbassare miracolosamente i prezzi dei farmaci

Nove giganti farmaceutici firmano con Trump per abbassare miracolosamente i prezzi dei farmaci

Donald Trump, l’indiscusso guru della diplomazia farmaceutica, ha stupito il mondo con la sua ultima trovata: ha strappato agli eroi delle cure, ossia alcuni dei più grandi produttori di farmaci statunitensi ed europei, un accordo per abbassare i prezzi dei medicinali. Perché, ovviamente, niente dice “competenza politica” come imporre ai giganti del pharma di vendere le loro preziose pozioni a prezzi più umani, purché poi investano in produzione americana. Che generosità.

La lista dei compagni di merende include nomi del calibro di Merck, Bristol Myers Squibb, Amgen, Gilead, GSK, Sanofi, la celebre Genentech di Roche, la privata Boehringer Ingelheim e Novartis. In cambio del loro silenzioso assenso a un quasi dono da parte della Casa Bianca — ossia tre anni senza tariffe speciali sui farmaci — queste aziende promettono di “investire” ancora di più negli USA. Tutto, però, a patto che continuino a rifornire il mercato americano con prodotti più abbordabili (che miracolo!).

Tra gli impegni più commoventi figura Bristol Myers Squibb, che con un moto di santa carità offrirà il suo fortunatissimo Eliquis, anticoagulante di punta, gratuitamente ai pazienti di Medicaid. Insomma, dopo aver strangolato i malati per anni, ora tocca ai buoni propositi. Che bella favola.

Queste aziende rappresentano la maggioranza delle 17 multinazionali che Trump ha contattato a luglio con la sua “politica della nazione più favorita”, ovvero un saluto affettuoso ai prezzi gonfiati all’estero. Con un ordine esecutivo firmato a maggio, il nostro egregio presidente ha deciso di “punire il parassitismo globale” aumentando i costi fuori dagli USA. Bella strategia, vero? Tassare gli altri soprattutto per far felici gli americani.

Donald Trump ha dichiarato durante l’evento:

“Ad oggi, 14 delle 17 più grandi aziende farmaceutiche hanno accettato di abbassare drasticamente i prezzi dei farmaci per il popolo americano e i pazienti americani. Questa è la vittoria più grande per l’accessibilità ai medicinali nella storia della sanità americana, e ogni singolo americano ne beneficerà.”

Naturalmente, Johnson & Johnson, AbbVie e Regeneron sono i tre galli del pollaio ancora ostinatamente refrattari a firmare qualsiasi accordo. Ma fiato sospeso, perché, come rassicura Trump, Johnson & Johnson “sarà qui la prossima settimana”. Non chiedete conferme, applaudite e basta.

Come funzioneranno questi accordi da sogno?

Ovviamente, i dettagli delle famose intese non sono stati svelati subito, lasciando i più curiosi a interrogarsi sull’effettiva portata di queste “miracolose” riduzioni di prezzo. I nove produttori coinvolti si sono impegnati, tra le altre magie, a vendere ai pazienti Medicaid i trattamenti attuali ai prezzi più bassi previsti nell’accordo, cioè quelli della “nazione più favorita”. E ovviamente promettono prezzi garantiti anche per i farmaci nuovi. Davvero rassicurante.

Ma non finisce qui: Trump ha anche convinto i colossi farmaceutici a elencare i loro farmaci più popolari su “TrumpRx”, un sito diretto al consumatore che promette scintille a partire da gennaio. Come ciliegina sulla torta, alcune aziende hanno già lanciato o ampliato iniziative di vendita diretta per certi prodotti:

Gilead offrirà un programma per accedere al suo trattamento per l’epatite C, Epclusa, a prezzo scontato. Sanofi promette sconti fino al 70% su medicinali per infezioni, problemi cardiovascolari e diabete, mentre Merck proporrà tre farmaci per il diabete con riduzioni simili per i pazienti che pagano in contanti, estendendo questa politica anche a una pillola sperimentale per il colesterolo qualora otterrebbe la benedizione degli USA. D’altra parte, il CEO di Merck, Robert Davis, non fa mistero del sostegno al progetto, riflettendo:

“Rifletto sul vostro obiettivo di rendere i farmaci più accessibili agli americani, ma anche di sostenere prezzi più alti fuori dagli Stati Uniti. Noi sosteniamo al 100% queste azioni.”

Nel frattempo, Amgen espanderà il suo programma di accesso diretto per includere farmaci preventivi per l’emicrania, Aimovig, e per malattie autoimmuni, Amjevita, con sconti del 60% e dell’80% rispettivamente, ogni mese. Se non è un affare straordinario, diteci voi cosa lo sia.

In passato recente, Trump aveva già siglato simili accordi con Eli Lilly, Novo Nordisk, Pfizer, AstraZeneca e EMD Serono per vendere farmaci con sconti, in cambio di esenzioni dalle tariffe pharma tanto amate e di revisioni accelerate per i nuovi prodotti. Un vero colosso dell’amministrazione lungimirante.

Il caro-estero e l’irresistibile mercato americano

Secondo uno studio del 2024 della RAND Corporation, negli Stati Uniti i prezzi dei medicinali su prescrizione sono mediamente quasi tre volte più alti rispetto all’estero. Per i farmaci di marca, la forbice si allarga drammaticamente, superando un multiplo di quattro. Che sorpresa! Eppure, i politici americani continuano a lamentarsi del “parassitismo globale”, invece di ammettere che il mercato più grande e redditizio del mondo è proprio quello a stelle e strisce.

L’ordine esecutivo di Trump per rispolverare la famosa politica della “nazione più favorita” punta stranamente ad aumentare i prezzi fuori dagli Stati Uniti, un evidente capolavoro di economia globale distorta. Nel frattempo, l’industria farmaceutica si difende, sostenendo che questa mossa non è la strada migliore per abbassare i costi americani, ma preferisce prendersela con i gestori dei benefit farmaceutici. Tradotto: il vero problema non è chi decide i prezzi ma chi deve pagare il conto.

Va detto che, nonostante le tante sedi europee, le aziende farmaceutiche del Vecchio Continente dipendono in gran parte dal mercato USA, con cinque delle dieci più grandi che realizzano la maggior parte degli incassi proprio a stelle e strisce. Insomma, è il mercato che comanda, e tutti – anche chi fa la morale – devono inchinarsi.

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