Non sospendiamo perché c’è tregua, ma la città fa finta di credere a Netanyahu e si mette contro di lui

Non sospendiamo perché c’è tregua, ma la città fa finta di credere a Netanyahu e si mette contro di lui
Milano. Naturalmente, questo è il solido motivo per cui non hanno ritenuto opportuno sospendere il gemellaggio con Tel Aviv. Una decisione presa con grande coerenza, nonostante la città riconosca il ruolo di opposizione a Netanyahu di Tel Aviv stessa. Quel piccolo dettaglio che rende tutto molto… curiosamente contraddittorio.

Il Comune di Milano ha comunicato tutto ciò rispondendo a un’interrogazione della consigliera di Europa Verde, Francesca Cucchiara, discussa in aula il 5 marzo. La questione rimanda all’ordine del giorno approvato il 20 ottobre: in caso di rottura della tregua a Gaza, Palazzo Marino avrebbe potuto sospendere il gemellaggio. E, naturalmente, secondo la consigliera, la tregua è stata violata – con morti sul campo, violazioni da parte dell’Idf e ostracismo a numerose ONG. Ma il Comune, nella sua saggezza amministrativa, ha deciso di non procedere.

Con ammirevole onestà, Palazzo Marino ammette la violazione della tregua, sottolineando però come, ufficialmente, la tregua stessa rimanga un fatto con cui fare i conti. L’amministrazione ha preso una feroce posizione contro le “azioni sconsiderate” del governo Netanyahu durante l’invasione della Striscia di Gaza, così come contro le conseguenze che hanno colpito civili, donne e bambini, ma – sorpresa! – niente sospensione del gemellaggio. In un ulteriore atto di sofisticata paradossalità, il Comune tiene a ricordare che Tel Aviv è governata da una città d’opposizione al premier israeliano e alle sue politiche belliciste. Addio coerenza, benvenuto doppio binario.

La tregua? Un’illusione da manuale

Ovviamente, Francesca Cucchiara non ha perso tempo a replicare, smontando pezzo per pezzo questa costruzione di carta velina burocratica: “Prima si condanna quello che sta facendo Netanyahu, poi si proclama che la tregua c’è. Ma questa tregua semplicemente non esiste.”

Con livore calibrato, aggiunge come siano già 500 i morti e che violazioni e soprusi proseguono come se la tregua fosse solo un espediente diplomatico per far finta di nulla. La sua domanda rimane tagliente: “Perché l’amministrazione non si muove? Se non lo fa per convinzioni politiche, almeno dovrebbe farlo per il rispetto di un voto di quest’aula.” Difficile non ammirare la coerenza tra parole e azioni, o meglio, la sua totale assenza.

Il Comune di Milano, insomma, ha archiviato la questione come se dichiarare che esiste una tregua bastasse a cancellare tutte le vittime e le violazioni sul terreno. Il gemellaggio con Tel Aviv rimane, sospeso solo dal buon senso e dalla realtà, le quali evidentemente hanno deciso di prendersi una pausa in questa partita di discutibili diplomazie locali.

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