E così, nel carcere di Opera a Milano, si è spento uno dei più illustri rappresentanti della fauna mafiosa italiana: Nitto Santapaola, detto il superboss di Cosa Nostra. Il buon vecchio, 87 anni e non li dimostrava forse abbastanza, era recluso sotto il celeberrimo regime 41bis, quello riservato ai clienti più esigenti e pericolosi della giustizia italiana.
Come da copione, la procura di Milano ha ordinato l’autopsia – perché quando muore un personaggio così, la certezza ancora non basta mai. D’altronde, stiamo parlando di uno che ha fatto della violenza e dell’omicidio una vera e propria arte di vivere; è considerato il mandante di stragi e omicidi memorabili, incluso il celeberrimo attentato di Capaci nel maggio del 1992. Quell’evento in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta è uno dei capitoli più torbidi della storia italiana recente.
Certamente, la sua latitanza prolungata si è conclusa solo un anno dopo, nel 1993, con il suo arresto, ponendo fine ad una delle fughe più celebri della cronaca nera italiana. Il soprannome di “il cacciatore”, oltre a ricordare la sua passione per la caccia, suona quasi come una barzelletta quando si pensa ai suoi proiettili sparati contro le istituzioni.
Ah, e non dimentichiamo “il licantropo”, un epiteto che suona quasi poetico se confrontato con la realtà: implacabile, sanguinario, e capace di trasformarsi – sì, nell’orrore più puro – dal boss influente e avido di potere in un soggetto da ergastolo multiplo. Dal lontano 1938, anno della sua nascita a Catania, Santapaola si è costruito un impero criminale, soprattutto nel territorio etneo, con il clan Santapaola-Ercolano, un nome che fa rabbrividire per chiunque voglia respirare un’aria di legalità.
Nei suoi anni di regno, è stato protagonista di un numero imprecisato di procedimenti giudiziari per associazione mafiosa, omicidio e traffico di droga – un curriculum décolleté degno di nota per chi aspira a diventare un simbolo di delinquenza organizzata. L’arresto nel 1993 ha segnato sì una grande vittoria per lo Stato, ma non certo la fine delle sue storie oscure.
I processi e le indagini successive hanno continuato a portare il suo nome sotto i riflettori, soprattutto quando si parla delle nefandezze della stagione delle stragi mafiose che hanno insanguinato l’Italia dagli anni Ottanta in poi. Un’epoca che ha segnato un prima e dopo nella lotta contro la mafia, in cui la sua figura era sempre lì, a rappresentare tutto ciò che lo Stato voleva sconfiggere ma non sempre riusciva a colpire abbastanza in profondità.



