Ah, la giustizia italiana: quel sistema impeccabile che ogni tanto si concede il lusso di dispensare condoni, scuse umanitarie e perdoni presidenziali, soprattutto quando la cronaca si tinge di un tocco rosa shocking. Prendiamo ad esempio Nicole Minetti, l’ex consigliera regionale della Lombardia – nota soprattutto per il ruolo centrale nel famigerato processo “Ruby bis”. Condannata in via definitiva a 1 anno e 1 mese per peculato, e a 2 anni e 10 mesi per induzione alla prostituzione, perché accontentarsi di una sola imputazione quando si possono conquistarne due?
E invece eccola, miracolosamente graziata dal Presidente della Repubblica. Eh sì, perché a volte anche le condanne più lampanti possono fare una pausa se si chiama in causa “motivi umanitari”. Fantastico: una grazia concessa non certo per ripensamenti sulla sentenza, ma solo perché, come da tradizione, c’è sempre un twist di sensibilità sociale che spunta sul più bello.
Il conduttore Federico Ruffo, voce della trasmissione che ha smascherato questa concessione, ha rivelato che il parere del ministro della Giustizia Nordio e quello del Procuratore capo della Corte d’Appello sono stati decisamente favorevoli. Naturalmente, l’inchiesta integrale sarà trasmessa solo domani: pronti per l’evento mediatico, arma perfetta per chi abbia bisogno di un po’ di audience e scalpore intorno alla parola “grazia”.
Il pretesto umanitario: quando la pietà diventa slogan
Ma cosa c’è dietro questo atto di clemenza? Le fonti del Quirinale, sempre attenti guardiani della privacy – o forse solo maestri del politicamente corretto – sottolineano che il favore è stato accordato in virtù delle “gravi condizioni di salute di un familiare stretto e minore della Minetti”, bisognoso di assistenza in strutture medico-sanitarie d’eccellenza. E qui, ovviamente, la tutela dei dati sensibili fa la sua comparsa, impedendo di conoscere dettagli – perché la sovraesposizione mediatica ha pur sempre un limite, giusto?
Insomma, la carta del “sintomo familiare grave” serve alla perfezione per contrastare ogni vocina di dissenso e per giustificare una grazia che, a voler essere spietatamente realistici, non si sarebbe mai dovuta contemplare. Un modo elegante per vestire di pietà ciò che, agli occhi dei più, suona come un trucchetto istituzionale da manuale. Perché la legge è uguale per tutti? Certo, ma a volte c’è chi gode di quelle eccezioni che trasformano la giustizia in uno spettacolo degno di una soap opera.



