Nexperia schizza del 6% mentre Pechino fa finta di ammorbidire i rapporti con l’Olanda

Nexperia schizza del 6% mentre Pechino fa finta di ammorbidire i rapporti con l’Olanda

Che spettacolo di diplomazia globale! Mentre tutto il mondo osserva terrorizzato la prospettiva di una crisi senza precedenti nella fornitura di chip per l’industria automobilistica, Wingtech Technology, la madre cinese del produttore olandese Nexperia, si gode un bel rialzo azionario – siamo parlando di un impennata fino al 6,4% in un solo giorno, roba da far impallidire le montagne russe.

La causa? Un banale “accordo” (sospeso tra virgolette quanto basta) per ulteriori colloqui tra Pechino e una delegazione olandese. Insomma, niente che faccia davvero scordare la “guerra fredda” tecnologica in atto, ma abbastanza per mettere qualche toppa al panico mondiale da carenza di chip.

La scintilla? Il ministero del Commercio cinese, con la sua proverbiale gelida efficienza, ha annunciato una riapertura alle esportazioni di alcuni chip provenienti dalla struttura cinese di Nexperia. Nel frattempo, con una cortesia degna di un truce negoziatore di mercato, ha esortato l’Unione Europea a fare pressione sul governo olandese affinché rimuova quelle fastidiose restrizioni imposte alla società.

Un gesto così magnanimo da parte di Pechino ha meravigliato tutti, soprattutto visto che sabato ha anche accettato la richiesta olandese di mandare rappresentanti a Beijing per ulteriori discussioni. Sperano, ovviamente, che i Paesi Bassi paghino pegno con qualche “soluzione costruttiva” e con “azioni concrete”. Pare proprio che la reciproca diffidenza si stia trasformando in un sofisticato scambio di buone maniere… poco convincenti.

Il ministro olandese degli Affari Economici, Vincent Karremans, non ha perso tempo e già giovedì scorso si era lanciato in ottimistiche previsioni, assicurando che i chip di Nexperia sarebbero arrivati presto ai clienti europei e oltre. Anzi, ha citato la “natura costruttiva dei nostri colloqui con le autorità cinesi” – un capolavoro di diplomazia che suona un po’ come una promessa elettorale poco credibile.

Sul serio, tutto questo “novo” accordo nasce da una storia degna di un thriller industriale: il governo olandese ha requisito il controllo di Nexperia il 30 settembre, giustificando il provvedimento con motivi di sicurezza, temendo che la compagnia potesse spostare le sue operazioni in Cina. Naturalmente, Pechino non è rimasta a guardare e ha prontamente risposto bloccando l’esportazione dei componenti prodotti in Cina dalla stessa Nexperia. Un bel gioco a rimpiattino industriale in salsa geopolitica.

Automobili in trincea e la folli schiarite diplomatiche

Il risultato di questa querelle con al centro chip e controllo industriale è una gigantesca ansia tra gli automobilisti di tutto il mondo, visto il rischio di stop produttivi e carenze di componenti che sembrano usciti da un copione apocalittico. Da Volkswagen a Honda, passando per Stellantis, tutti seduti in quella che è diventata una vera e propria “war room” per studiare piani di emergenza e alternative d’acquisto, dimostrando che i produttori sono pronti a tutto pur di non fermarsi.

Ma tranquilli, la colpa è solo delle tensioni tra Washington e Pechino. Infatti, a settembre, gli Stati Uniti hanno allargato la loro famosa “entity list”, quell’elenco nero commerciale che include aziende considerate rischi per la sicurezza nazionale o per la politica estera. E, clientela prediletta, Nexperia si trova proprio dentro questa lista nera, insieme al suo padrone di casa: la cinese Wingtech Technology. Che stile, che classe.

Dopo una sorta di tregua commerciale firmata a fine ottobre tra Cina e USA, entrambe le parti hanno attenuato qualche restrizione, e il governo cinese ha annunciato che la filiale cinese di Nexperia può ricominciare a spedire i suoi preziosi chip a clienti sparsi per il mondo. Ma occhio: non si tratta di un lieto fine, solo di una tregua temporanea in un’eterna partita a scacchi tecnologica e politica.

Come ben sintetizza Neo Wang, stratega cinese di Evercore ISI, “Pechino non era disposta a scommettere su un peggioramento delle relazioni bilaterali con i Paesi Bassi,” specie considerando che il governo olandese controlla ASML Holding, il gioiellino mondiale della tecnologia per la produzione di chip ultramoderni. ASML è il campo di battaglia dove l’intenso braccio di ferro USA-Cina si concentra, con Washington che spinge L’Aia a limitare le esportazioni verso Pechino.

Le prime consegne di chip dalla Cina sono già arrivate ai fornitori, come ha sottolineato una brillante analisi da parte di un gruppo di esperti su auto e mobilità guidati da Dan Levy di Barclays. Gli esperti, però, non si lasciano ingannare: le scorte di chip restano bassissime e quindi la tranquillità è solo apparente, perché la disputa centrale tra la sede olandese e la filiale cinese di Nexperia è tutt’altro che sanata.

Quindi, oggi come ieri, viviamo tutti sulle montagne russe dei negoziati internazionali, con un pizzico di ironia sulla scena globale e una domanda che resta sospesa nell’aria: chi guiderà davvero la produzione dei piccoli cervellini elettronici senza cui nessuna auto, smartphone o computer riesce a funzionare?

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