Netanyahu ci riprova: marcia su Beirut per rivivere il fasto del 1982, peccato che il mondo sia cambiato

Netanyahu ci riprova: marcia su Beirut per rivivere il fasto del 1982, peccato che il mondo sia cambiato

Quando Bashar al-Assad ha deciso di dileguarsi furtivamente di notte da Damasco diretto a Mosca, Walid Joumblat ha subito preso il telefono e chiamato Saad Hariri, l’ex premier libanese erede di Rafiq Hariri, ucciso da Hezbollah su ordine del regime siriano nel 2005. Con una semplicità disarmante, ha confessato:

«Gli ho semplicemente detto “Dio è grande” e poi sono scoppiato in singhiozzi»

Nato da Kamal Joumblat, leader socialista e icona della comunità drusa brutalmente assassinato – quasi sicuramente da agenti siriani – nel 1977 sotto il regime del vecchio Assad, Walid non ha mai nutrito grande affetto per l’asse iraniano-sciita. Ha ripetutamente denunciato il rischio che il Libano potesse diventare poco più di una “colonia persiana”. Ammette però che ora l’incubo non proviene più dagli altipiani dell’Iran, ma dalle cittadine del Sud libanese ridotte a cumuli di macerie dall’artiglieria e dalle bombe, solo per essere poi rase al suolo dall’esercito israeliano con la dinamite.

Con la saggezza di chi ha visto troppi drammi, spiega senza mezzi termini:

«Israele ha un piano chiaro: la balcanizzazione dell’intero Medio Oriente. Lo Stato libanese ormai non ha più alcun margine di manovra, a meno che gli Stati Uniti non allentino la presa sugli israeliani e li costringano a rispettare il cessate il fuoco. Ma questa, mi spiace, è pura fantascienza.»

I drusi libanesi, storicamente freddi nei confronti degli sciiti e ancor meno incline a sopportare le ingerenze teocratiche degli ayatollah, forse potrebbero essere stati dalla parte giusta almeno una volta. Durante la guerra civile degli anni Settanta, si schierarono coraggiosamente con i palestinesi, combattendo poi contro l’occupazione israeliana nel Sud e contro quegli ASP (Alleati Separatisti di Hezbollah, pardon, si intende l’Asl) che facevano capo al famigerato criminale di guerra Antoine Lahad.

Oggi, pur con riluttanza e certo non senza un filo di astio, ammettono che Hezbollah conduca una “resistenza” contro un invasore straniero. L’unica altra eccezione perfino degna di nota sono piccole frange di ex falangisti cristiani, come quella guidata da Samir Geagea. Ma questa sembra essere la visione prevalente tra i libanesi.

È ormai palese: il piano del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, non è una qualsiasi “operazione militare di routine”. Puntata al controllo di una porzione di territorio che si estende fin quasi al fiume Zahrani, la stessa area del Libano settentrionale pessimamente amministrata e occupata tra il 1982 e il 2000.

La differenza? Stavolta non c’è spazio per la popolazione civile, perché l’evacuazione forzata ha reso impossibile trovare “collaborazionisti”. E siccome non si pasticcia con i lumini accesi, la presenza degli abitanti nella zona occupata sarebbe inevitabilmente il preludio a una guerriglia ancora più feroce di quella degli anni passati.

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