Multinazionali in festa sul territorio mentre noi aspettiamo strategie che non arrivano

Multinazionali in festa sul territorio mentre noi aspettiamo strategie che non arrivano

Ah, il marketing territoriale, quella fantastica invenzione per far sembrare ogni angolo di Lazio il nuovo El Dorado delle multinazionali. Come se bastasse organizzare qualche incontro per trasformare miracolosamente la regione in una calamita per i capitali esteri. Giovedì 5 marzo, infatti, si è dato il via a una nuova serie di incontri itineranti, ospitati dalla nobile sede di Angelini Pharma. Un po’ come dire: “Venite a vedere come lavoriamo, tutto qui è fiorente… o almeno, facciamo finta che lo sia”.

L’idea, che suona molto bene nelle brochure, è quella di fare squadra – perché si sa, l’attrattività non è roba da solisti, serve un’orchestra di multinazionali per far decollare il territorio. E come ciliegina sulla torta, ci si affida al mitico programma Invest in Lazio, nato per trasformare la regione in un magnete irresistibile per imprese e capitali. Stella polare per chi crede che basti qualche powerpoint e qualche tavolo per battere sul serio i colossi globali.

Ecco il ciclo dal titolo fin troppo ottimista: “L’attrattività è un gioco di squadra. Il ruolo delle multinazionali per la regione”. Guidato da nessun altro che dalla Vicepresidente di Unindustria, Alessandra Santacroce, il carosello dei meeting girerà proprio nelle aziende associate. Perché è fondamentale discutere dal vivo, tra sorrisi di circostanza e ampi convenevoli, su come valorizzare il territorio e incentivare quel flusso di liquidità straniera che, si suppone, spinga il pulsante dell’economia locale.

L’evento nella reggia di Angelini Pharma ha visto un approfondimento in pompa magna sul valore economico delle multinazionali in Italia e nel Lazio. Peccato non abbiano segnalato anche quel dettaglio trascurato, tipo i vantaggi più incendiari delle multinazionali, come la mobilità del profitto fuori dai confini, o il fatto che “attrattività” spesso significa concorsi al ribasso su tasse e salari.

A dibattere in pompa magna c’era addirittura il direttore responsabile de Il Sole 24 Ore, Lello Naso, incaricato di raccontare – con il solito tono da guru – come la comunicazione economica possa “illuminare” l’apporto cruciale delle imprese allo sviluppo locale. Tradotto: come si possa vendere una storia tutta rosa e fiori, tralasciando qualche spinoso dettaglio, tipo l’impatto ambientale o le condizioni lavorative delle industrie.

Ovviamente, non poteva mancare un focus sul mitico Piano Industriale del Lazio, lo script segreto che dovrebbe trasformare la regione in un ecosistema competitivo e irresistibile per gli investimenti. Trattasi, naturalmente, di un dialogo a senso unico dove tutti sorridono e nessuno osa guardare troppo da vicino i risultati effettivi. Insomma, più suona come uno spot promozionale che come un progetto con basi concrete.

Multinazionali e marketing territoriale: la favola che tutti vogliono sentire

Ci sarebbe da ridere, se non fosse che questi incontri servono davvero per dare fiato a un sistema che ha il sapore amaro delle promesse non mantenute. Il mito della multinazionale come locomotiva della crescita locale è vecchio come il cucco, e ogni volta che riemerge, puntuale, si ripete lo stesso copione: proclami, incontri, piani, burocrazia. Mentre nelle tasche di chi lavora arriva qualche briciola e il territorio continua a arrancare sotto il peso di infrastrutture obsolete e realtà produttive in declino.

Il bello è che queste iniziative di marketing territoriale cercano di allineare un esercito di multinazionali come fossero cavalieri intorno a un tavolo rotondo. Peccato che ognuno giochi per sé, più interessato a salvaguardare il proprio vantaggio competitivo globale che a investire davvero nel tessuto economico locale. Ma perché rovinare una buona narrazione con la realtà?