Mps sotto accusa e l’eroe del Mef che si diverte con informazioni segrete per comprare azioni all’ultimo secondo

Mps sotto accusa e l’eroe del Mef che si diverte con informazioni segrete per comprare azioni all’ultimo secondo

Immaginate la scena: un alto funzionario del mitico Ministero dell’Economia e delle Finanze, quel baluardo di trasparenza e integrità, si ritrova coinvolto in una storia degna di un cinepanettone finanziario. Sì, proprio lui, Stefano Di Stefano, il quale, con la discrezione di un elefante in un negozio di cristalli, è stato indagato per insider trading. Niente di meno. L’accusa? Aver comprato azioni di Mediobanca e Mps – giusto per un modesto investimento da circa 100 mila euro – proprio a ridosso di una famosa offerta pubblica di scambio (Ops) che ha trasformato Mps in un compratore aggressivo della piazzetta Cuccia.

Come è stato scoperto? Semplice: con un sequestro del cellulare, eseguito dalla Guardia di finanza nel novembre scorso, proprio mentre il buon Di Stefano stava tranquillamente continuando la sua carriera da consigliere di amministrazione di Mps, carica ricoperta dal 2022. La prudenza è chiaramente un optional per chi maneggia informazioni così sensibili nel mondo bancario e finanziario italiano.

Naturalmente, questa indagine illumina il brillante percorso professionale di Di Stefano. Laureato in Economia presso la prestigiosa Luiss di Roma (perché se devi fare qualcosa di losco, almeno fallo col pedigree giusto), ha maturato esperienze nel mondo bancario e nell’ormai mitico Iri. Dal 2000 al 2009 ha lavorato con il gruppo Invitalia, imparando a valutare progetti di investimento, assumere partecipazioni societarie e, dettaglio rilevante, gestire il Fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in crisi. Insomma, un curriculum che urla “fidatevi di me”, almeno finché non emergono i dettagli delle indagini.

Un dirigente statale modello… o quasi

Al centro della scena c’è quindi un protagonista che nulla sembra aver lasciato all’improvvisazione: un dirigente pubblico di alto rango che si occupa della Direzione Partecipazioni societarie e tutela degli attivi strategici, incarico che suona molto importante – sarebbe bello sapere se, oltre a tutelare, riesca anche a evitare conflitti d’interesse degni di un film di spionaggio.

L’accusa di insider trading non è da poco spifferare: vuol dire essersi furbescamente appropriati di informazioni riservate per mettere a segno affari poco limpidi. Sarebbe da rimanere allibiti, se non fosse tutto tremendamente prevedibile in un mondo dove le regole sembrano spesso scritte per gli altri, mai per chi detiene il potere. Una bella pantomima tra leggerezza amministrativa e opportunismo finanziario che fa venire voglia di chiedersi quanti altri “Di Stefano” ci siano là fuori in giacca e cravatta a giocare con il destino economico del paese.

La magistratura fa il suo dovere, e la società cosa fa?

Ovviamente la Procura di Milano svolge il suo ruolo da perfetto cane da guardia, iscrivendo nel registro degli indagati chi ha osato oltrepassare certi limiti invisibili ma imprescindibili. Non si sa come andrà a finire, ma il fatto che il cellulare di un pezzo grosso finisca sotto la lente è già una conquista in un territorio dove molti rumor di fondi neri o giochi di azioni rimangono solo voci di corridoio.

Chi si occupa di economia pubblica dovrebbe avere a cuore la trasparenza, e invece, di tanto in tanto, scopriamo che la corruzione, o almeno l’opportunismo, sono invitati speciali a incontri che dovrebbero essere blindati da moralità e senso dello Stato. Ma, si sa, il nostro paese è una commedia italiana: tante scene da ridere, qualche lacrima e alla fine un applauso per chi riesce a uscirne pulito senza nemmeno sudare.

Non resta che attendere l’evoluzione dell’inchiesta, tra interrogatori e cassetti negli uffici della finanza, mentre il resto del paese si chiede se chi ci governa davvero gioca secondo le regole o se invece siamo spettatori inconsapevoli di uno spettacolo tragicomico di malaffare e doppi giochi.

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