In un’epica dimostrazione di coerenza politica degna di un premio Nobel per il paradosso, la maggioranza di centrosinistra è stata clamorosamente sconfitta in consiglio comunale su un ordine del giorno riguardante la movida in via Pacini, quella deliziosa zona del Politecnico dove i giovani si dannano a fare chiasso fino a tardi, evidentemente senza disturbare davvero nessuno, tranne forse gli insonni o gli amanti della quiete.
La seduta del 5 marzo ha regalato un siparietto politico da manuale: nonostante la firma bipartisan – chapeau a Marco Cagnolati di Fratelli d’Italia e Gianmaria Radice di Italia Viva – e il parere favorevole della giunta dopo non pochi “aggiustamenti” al testo, il Partito Democratico ha fatto il solito show d’opposizione. Moralmente contrario, ma alla fine battuto. Il risultato? Un bel 15 a favore, 8 contro e 3 astenuti, tutti rigorosamente dal Pd. Un capolavoro di dissenso interno, insomma.
Il nocciolo della questione: il baccano notturno in via Pacini – tra via Ampére e via Poggi –, dove locali e giovani, quasi sempre in gran numero, si radunano fuori, accontentandosi del parterre verde recentemente riqualificato come prezioso palcoscenico per le loro performance rumorose. Un vero e proprio teatro dell’assurdo, dove la richiesta è semplice quanto rivoluzionaria: invitare la giunta a coinvolgere prefettura e questura per affrontare il problema della quiete pubblica e del degrado urbano.
Non solo, l’ordine del giorno punta a inserire il tutto nel cosiddetto “protocollo sulla movida” che la prefettura gestisce brillantemente e a cui il municipio, senza dubbio con entusiasmo, aderisce. Ma c’è di più: si propone di valutare un’ordinanza che limiti la vendita e consumo di alcolici nelle ore notturne proprio in quel tratto di via Pacini. Infine, perché la sensibilizzazione non guasta mai, si potrebbe pensare a qualche perdonabile richiamo rivolto ai gestori dei locali, affinché rispettino le sacre regole della convivenza civile.
La strategia infallibile del Pd
A detta del presidente della commissione sicurezza, Michele Albiani, il Pd non ha ovviamente perso occasione per dettare la linea, forte di quel regolamento – approvato tempo fa con tanto di solenne impegno – sulle licenze per nuovi locali nelle zone “sensibili” di Milano. Un documento che ha segnato un’epoca, secondo lui.
Albiani, che non si fa mancare nulla, ha fatto sfoggio di uno studio accuratissimo, la celebre “mappatura” che dovrebbe evidenziare le zone critiche. Ma, niente panico, lo ha spiegato con la delicatezza di un elefante in cristalleria: “Se questa area è davvero così problematica, perché nessuno ha fornito dati e mappe aggiornate – quelle sovrapposte ai rapporti delle forze dell’ordine fatti di esposti e situazioni gravi di insicurezza?”
In perfetto stile Pd, ha sottolineato il “mancato confronto” con l’altra maggioranza (perché parlare tutti insieme sarebbe troppo banale) e ha chiesto addirittura di rimandare il voto, portando l’ordine del giorno a un secondo grado dopo ulteriori approfondimenti. Il che suona proprio come un invito a non decidere nulla.
Il voto finale, tra ritorni al passato e amnesie
Ma la robusta risposta è arrivata da Marco Cagnolati, che ha sapientemente ricordato a tutti un precedente clamoroso: l’ordine del giorno sul Parco Lambro, ritirato con la promessa (non mantenuta, ovviamente) di discuterne in commissione. Dimenticato chissà dove, quasi un monumento al disimpegno politico.
Alla fine, la maggioranza è tornata alla sua amata consuetudine: dividersi. Gli “Riformisti” hanno promosso il documento, mentre il Pd l’ha ripudiato, nonostante il benestare della giunta municipale che, evidentemente, preferisce il compromesso alla coerenza. E così, l’ordine del giorno ha passato il vaglio, non senza qualche feroce ironia sulla disarmonia interna.



