La MotoGp si prepara a gettare la maschera delle esibizioni decorative in mezzo a grattacieli luccicanti e torna a fare sul serio… in città. Dopo la passerella di qualche giorno fa a Kuala Lumpur, dove i piloti si sono limitati a sfrecciare sotto l’ombra benevola delle Petronas Towers, dal prossimo anno calcheranno un circuito cittadino vero e proprio, niente meno che ad Adelaide.
Il Gran Premio d’Australia, a partire dal 2027 e fino al 2032, abbandonerà le solite trame di piste tradizionali per spostarsi tra case e palazzi. Una novità quasi rivoluzionaria, dato che il motomondiale era originariamente nato proprio su circuiti cittadini per poi abbandonarli negli anni ’70, spaventato dalle troppo frequenti tragedie e quindi attirato dai confortanti impianti permanenti, promettenti maggiore sicurezza. Sicurezza, appunto: sembrava un tabù, eppure eccoci qui a parlarne come di una fantastica idea.
Prima si era tentato di riciclare Melbourne e il suo circuito cittadino dell’Albert Park, già caro alla Formula 1. Ma i signori dello Stato di Victoria hanno chiuso la porta con piglio severo. Che fare? Ovviamente chiamare a raccolta la speranzosa Adelaide, entusiasta d’accogliere nuovamente i prototipi a due ruote tra le sue vie urbane. Il tracciato progettato è una chicca: circa 4 chilometri e 195 metri di pura adrenalina cittadina, con 18 curve pregne di brividi e la possibilità per le MotoGp di superare i 340 km/h. Chissà cosa penseranno i residenti!
Fascino urbano a parte, resta una fastidiosa domanda: e la sicurezza? Quella che per decenni ha dettato legge nell’abbandono dei circuiti cittadini? Proprio i piloti erano stati i primi a mettere i muretti urbani al bando, ora sembra si siano “dimenticati” la loro allergia. Ma il solito Carlo Ezpeleta, CSO della MotoGp, corre ai ripari con dichiarazioni che avrebbero il sapore di rassicurazione:
Carlo Ezpeleta ha detto:
“Fin dall’inizio, insieme alla FIM, abbiamo fatto in modo che la sicurezza non fosse compromessa: ogni elemento dell’Adelaide Street Circuit è stato progettato per soddisfare i più elevati standard della MotoGP moderna, garantendo ai piloti di poter gareggiare alla massima intensità con la massima sicurezza.”
Bellissimo, complimenti. Ma la pratica ci dirà se sarà davvero così, perché sappiamo benissimo che le MotoGp, a differenza della coccolata Formula 1, non sopportano i muretti a due passi e desiderano ampi spazi di fuga, un lusso non sempre concesso da un contesto urbano. Insomma, una sfida tra brividi e promesse di sicurezza al top.
Nel frattempo, le critiche non si sono fatte attendere. Il campione australiano Casey Stoner ha tuonato via social media contro la decisione di abbandonare il mitico circuito di Phillip Island, il sogno di ogni pilota, in favore di questa improbabile avventura urbana. Il buon Stoner ha amaramente constatato:
“Una delle piste più belle al mondo, palco di gare indimenticabili e spettacolari, viene messa da parte per far spazio a un circuito cittadino. Perché la MotoGp dovrebbe togliere dal calendario quello che forse è il suo tracciato migliore? Lascio a voi rispondere.”
Un argomento che, lasciatecelo dire, suona come un’amara verità. Sei vittorie consecutive a Phillip Island non sono roba da poco, ma evidentemente il bello e sicuro non è più di moda. Si preferisce il caos urbano, la sfida della città, magari con qualche incidente sotto il basso sole australiano ben in vista di balconi e finestre. Perché la sicurezza è importante, ma il rischio fa pubblicità, no?



