Morte di Ramy, il carabiniere al volante indagato per omicidio stradale ma ovviamente stava solo facendo il suo dovere

Morte di Ramy, il carabiniere al volante indagato per omicidio stradale ma ovviamente stava solo facendo il suo dovere
eccesso colposo nell’adempimento del dovere. Suona quasi poetico, non trovate? Questa è la nuova veste dell’imputazione che coinvolge il carabiniere alla guida dell’ultima vettura che ha inseguito lo scooter pilotato da Fares Bouzidi, con a bordo Ramy Elgaml, tragicamente deceduto in un incidente lungo otto chilometri di puro spettacolo milanese, dal centro fino alla periferia sud della città.

Come un cambio di scena degno di un thriller giudiziario, il cambio d’accusa – assai gradito per il militare assistito dai legali Roberto Borgogno e Arianna Dutto – viene fuori da una nuova chiusura indagini notificata di recente dai magistrati Marco Cirigliano, Giancarla Serafini e l’aggiunto Paolo Ielo. Un bel regalo di Natale anticipato, senza dubbio.

La sottile arte del “dovere” per il carabiniere

Secondo questa nuova versione tutta colorata di buone intenzioni, il carabiniere non era un semplice inseguitore scatenato, ma un devoto servitore dello Stato intento ad “adempiere il proprio dovere”. D’altronde, Bouzidi stesso è già stato condannato per resistenza, quindi l’esercito delle giustificazioni è a portata di mano. Peccato solo che il militare non sapesse calibrare la distanza e la velocità nella maniera più “idonea”. Eh sì, correre dietro a uno scooter può essere complicato, soprattutto se non si rispetta la distanza di sicurezza, ma questo sembra essere un dettaglio irrilevante nel caos di tanta giustizia volante.

Il verbale che punge recita chiaro: “distanza e velocità inadeguate a prevenire collisioni o tamponamenti”, manovra “avventata” e “condotta sproporzionata” rispetto a quella necessità di bloccare un TMax di cui si conosceva perfino la targa. In poche parole, sei nel dovere, ma hai fatto troppo… e quindi, ti becchi il reato di eccesso colposo nell’adempimento di questo stesso dovere. Un contorsionismo giuridico da premio Oscar.

Non pago, la procura attribuisce al militare anche un bel capo d’accusa di lesioni ai danni di Fares – secondo la stessa formula molto “limpida” di eccesso colposo. Insomma, una partita a carte in cui il mazzo si riscopre truccato – ma solo quando conviene.

Il ritorno alle luci della ribalta di Fares Bouzidi

Pare che Fares Bouzidi ami particolarmente l’attenzione mediatica, visto che il ragazzo è tornato nei riflettori non certo come vittima, ma in manette. Il 7 febbraio è finito di nuovo sotto i riflettori con un arresto per furto aggravato. Che fortuna, eh?

È stato un generoso testimone, verso le 23, a spifferare la presenza di due individui intento a spingere una moto rubata in zona piazza Piemonte a Milano. Il colpo di scena? La Yamaha Teneré – gioiello del furto – era stata sottratta poco prima in via Marenco e voilà, gli agenti della volante Bonola si sono precipitato in via Pirandello, dove ormai la scena sembrava già un film giallo pronto a chiudere il cerchio.

Il risultato? Manette scattate per Bouzidi e un suo complicissimo complice, mentre altri due ragazzi, probabilmente il classico palo di turno, sono stati invitati a partecipare al processo per lo spettacolo ma a piede libero. Ah, la giustizia italiana, un teatro sempre ricco di sorprese e colpi di scena.

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