Quindi, ecco la favola del momento: Mistral, una start-up francese che appena nata nel 2023, ha già trovato ben 830 milioni di dollari in finanziamenti a debito per costruire un centro dati con migliaia di chip Nvidia. Come se fosse semplice, no? Si tratta di una delle rare startup europee che osano giocare nel campionato delle grandi intelligenze artificiali, sognando di entrare in competizione con i giganti americani come OpenAI e Anthropic, anche se con un portafoglio decisamente più magro. Un gesto eroico, o forse solo una scommessa audace sulla potenza del calcolo.
Non soddisfatti di questo exploit, a febbraio hanno annunciato un piano da 1,2 miliardi di euro per edificare centri dati e potenza di calcolo tutta made in Svezia. Perché mica basta la Francia, bisogna allargare il raggio d’azione per tenere viva la fiamma dell’autonomia e dell’innovazione europea. Come ha solennemente dichiarato Arthur Mensch, CEO di Mistral:
“Ampliare la nostra infrastruttura in Europa è essenziale per dare potere ai nostri clienti e per assicurare che l’innovazione e l’autonomia in AI rimangano al centro del contesto europeo.”
Continua l’ironia del CEO, promettendo investimenti continui data la “domanda crescente e persistente” da parte di governi, imprese e istituti di ricerca che preferiscono il loro AI personalizzato piuttosto che dipendere dai soliti provider cloud terzi. Peccato però che questa mirabolante operazione sia stata supportata da un consorzio di sette banche globali, tra cui Bpifrance, BNP Paribas, Crédit Agricole CIB, HSBC, La Banque Postale, MUFG e Natixis CIB. Insomma, un’autentica coalizione bancaria che dice “te lo finanziamo noi, ma occhio, non sbagliare”.
Il centro dati, scelto a pochi chilometri da Parigi nel 2025, sarà la culla dove si addestreranno i modelli AI di Mistral e da dove partiranno i servizi di inferenza. L’apertura è prevista per il secondo trimestre di quest’anno, come se tutto fosse sotto controllo – o almeno così sperano. Sarà alimentato da 13.800 unità di elaborazione grafica Nvidia GB300, con una potenza totale di 44 MW. Per chiudere in bellezza, la startup sogna di arrivare a 200 MW di capacità in tutta Europa entro la fine del 2027, un’impresa titanica per un’azienda ancora in fasce.
Va dato atto che Mistral è il campione europeo in termini di finanziamenti raccolti per modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), con 2,9 miliardi di dollari in cassa, secondo il conteggio di Dealroom. Peccato che sia un piccolissimo granello di sabbia a confronto degli Stati Uniti, dove OpenAI ha messo insieme la bellezza di 180 miliardi e Anthropic si gode i suoi 59 miliardi. Insomma, la “piccola” Europa si dà da fare, ma rimane ancora lontanissima dal primo mondo AI.
Per non rimanere nell’ombra, anche altre startup europee stanno alzando la posta: la britannica Nscale, specializzata in centri dati per AI, ha portato a casa 2 miliardi di dollari, la startup per la guida autonoma Wayve si è mossa con 1,2 miliardi, e non poteva mancare AMI Labs dalla Francia con 1 miliardo. Evidentemente, se vuoi giocare nel calcio che conta dell’intelligenza artificiale, devi avere il portafoglio bello gonfio o l’appoggio di una catena di banche senza scrupoli.
Europei ma non troppo: tra sogni di autonomia e la dura realtà dei numeri
Questa epopea della startup europea che vorrebbe liberarsi dalle catene dei colossi americani è tanto ammirevole quanto patetica. L’Europa, con la sua burocrazia colossale e i suoi investimenti limitati, ha deciso di giocare la partita high-tech con il miraggio di “autonomia” e “innovazione.” Ma nel concreto, tutta questa ambizione viene sostenuta da prestiti e capitali di banche e investitori che vivono ai margini del mainstream finanziario, mentre dall’altra parte dell’Atlantico si accalcano centinaia di miliardi per mantenere lo strapotere.
Così, mentre i tifosi europei si nutrono di sogni di sovranità digitale e di una “nuova era di AI tutta made in Europe”, l’amara verità è che la realtà si deve accontentare di una lenta rincorsa, finanziata dal debito e con una base produttiva molto meno solida. Nel frattempo, il resto del mondo, in particolare gli USA e la Cina, sorpassano senza troppo sforzo, investendo in modo aggressivo e senza perdere tempo in discorsi di “autonomia strategica.”
Le promesse di Mistral e delle altre startup europee sono il più classico esempio di come la retorica sia più forte dei fatti. Una narrazione bene confezionata per attrarre investitori e coccolare il sentimento di una comunità europea sempre più impaurita di restare indietro. Ma restiamo con i piedi per terra: il mondo dell’AI è un’arena spietata e chi non porta una valigia piena di soldi rischia di restare spettatore, o peggio, comparsa.



