Ah, i millennials, quei giovani così avventurosi, che quasi quasi potremmo definire gli Indiana Jones degli investimenti moderni. Dimenticate le noiose azioni quotate e i soliti titoli di Stato: la nuova generazione ha deciso che il bello è infilarsi nei mercati privati, come il private equity e il venture capital, perché niente dice “cresciamo” come puntare tutto sulle startup in rapida evoluzione, soprattutto nel settore tecnologico.
Secondo un’analisi fresca di stampa firmata Goldman Sachs Asset Management, i cosiddetti alts—quelle alternative strategie d’investimento che vanno dal venture capital all’immobiliare passando per gli hedge fund—rappresentano ormai il 20% dei portafogli dei millennials. E qui viene il bello: Gen X e Boomers, con quei loro ridicoli 11% e 6%, sembrano praticamente nonne e nonni delle finanze, incapaci di tenere il passo con l’innovazione.
Lo studio, una scintillante indagine su 1.000 investitori americani con portafogli da far invidia, rivela che i millennials sono molto più a loro agio a mettere soldi in asset più rischiosi, quasi fosse una questione di stile di vita piuttosto che di strategia finanziaria. Il 54% di loro sceglie gli investimenti alternativi per scovare industrie a crescita vertiginosa, più del doppio di quelli che pensano solo a diversificare (27%). In poche parole: il mantra è “dove si muove la crescita, ci sono i miei soldi”.
Kristin Olson, responsabile globale delle alternative per la gestione patrimoniale di Goldman Sachs, ci regala una chicca:
“Se ci fermiamo un attimo, i millennials sono cresciuti in un’epoca di innovazioni velocissime – dalle startup che sono diventate nomi di casa fino all’attuale boom dell’intelligenza artificiale. La loro voglia di accesso agli investimenti alternativi non è altro che il desiderio di cavalcare questa crescita economica.”
Non sorprendetevi se però trovare i millennials con meno azioni tradizionali nel portafoglio. Solo un triste 27%, contro il 43% dei Gen X e un robusto 48% dei Boomers. Che la preferenza per questi misteriosi mercati privati sia anche una forma di fuga da quei periodi bui a cui hanno assistito, tipo la bolla delle dotcom, il crack finanziario del 2008 o la crisi del debito dell’eurozona del 2011? Ovviamente sì. Il mercato pubblico per loro sa troppo di campo minato.
Olson, sempre così gentile, sottolinea anche una brillante intuizione: i millennials sarebbero più imprenditoriali, quindi qualcosa che riguarda startup innovative e imprese venture fa decisamente più al caso loro rispetto ai soliti titoli da pensionati.
Ma non è tutto oro quel che luccica. La stessa Olson ammette che c’è ancora parecchio lavoro educativo da fare su questa generazione incantata dagli alternativi, perché cambiare le regole del gioco implica anche reinventare il modo in cui i consulenti finanzari dialogano con ogni fascia d’età. Una vera mission impossible, ma qualcuno deve pur fare il lavoro sporco.
Mercati privati e l’illusione del risiko perfetto
Mark Dowding, stratega di primo piano nell’investment management, getta una luce più caustica su questa corsa sfrenata verso i private assets. Pare che i grandi fondi di debt e equity privata stiano cercando di pescare anche tra la clientela retail, ormai stufa di soglie d’accesso sempre più alte dove solo istituzioni miliardarie osano nuotare.
Un po’ come vendere castelli in aria impacchettati in modo da sembrare il prossimo affare del secolo, Dowding mette in guardia sul rischio concreto che strategie complicate e pericolose finiscano nelle mani sbagliate, cioè quegli investitori ignari che non sanno nemmeno di aver comprato un biglietto per il luna park del rischio estremo.
Non manca un commento sul fenomeno speculativo che sta spingendo a ossessioni per crypto, azioni tech e lingotti d’oro, trascinate dal fascino irresistibile della novità, soprattutto tra i più giovani.
Dowding osserva:
“Vedo questa moda entrare prepotentemente tra i millennials, mentre i più anziani sono ormai fossilizzati nelle loro abitudini di investimento. E non dimentichiamo: chi ha perso soldi in bolle speculative si fa più guardingo. I giovani, invece, senza la cicatrice delle catastrofi passate, ci ricascano sempre. Ogni generazione deve fare i conti con le proprie bolle, prima o poi.”
In sintesi, la favola moderna dice: buttatevi sulle novità, evitate le vecchie certezze, ma non dimenticate mai che investire in “altro” è un po’ come giocare con il fuoco, solo che stavolta vogliamo credere che le fiamme brucino solo nelle startup tech e non nelle nostre tasche.



