Miliardi sprecati come noccioline per attici da sogno: la stramba ricetta del disastro economicamente chic

Miliardi sprecati come noccioline per attici da sogno: la stramba ricetta del disastro economicamente chic

Ahi, Milanotoday continua a regalarvi notizie gratis, proprio come se un’informazione di qualità non fosse un lusso riservato a pochi eletti. Ogni singolo istante ci prodighiamo a narrare ogni singolo evento che accade in città, anche quelli che probabilmente vi farebbero addormentare. E se siete davvero impavidi, potete immergervi nei cosiddetti “Dossier” per scoprire indagini, approfondimenti e mappe dalla qualità insuperabile, roba che vi farà sembrare degli intenditori di Milano anche se siete appena arrivati.

Se avete affari più seri da segnalare, potete sforzarvi di scriverci: aspettiamo segnalazioni, voci di corridoio, scoop dell’ultima ora, o semplicemente qualcosa che alimenti il nostro inesauribile database di curiosità milanesi.

Dalle stelle alle stalle: la democrazia finanziaria a Milano

La chicca della settimana è l’esclusiva su Bff Bank. L’istituto, che evidentemente è più un lancio in caduta libera che un modello di affidabilità, sta finendo nel mirino di Banca d’Italia e della Procura di Milano. Motivazione? Un brio spettacolare in Borsa con un crollo del 44% in un solo giorno, seguito da un promettente trend discendente.

La Procura si sta facendo un giretto tra i bilanci, sospettando che forse qualcuno abbia deciso di inventare qualche numero qua e là: falso in bilancio e comunicazioni fuorvianti sono le accuse. Il cuore del problema? La valutazione dei crediti scaduti verso enti pubblici (perché è sempre bello sapere che i soldi che non valgono niente magari sono lì a gonfiare i conti) e come si contano gli interessi di mora e gli indennizzi. Un vero capolavoro di fantasia contabile.

Tra controlli, rettifiche e svalutazioni milionarie (quasi 95 milioni, mica bruscolini), l’utile previsto per il 2025 è diventato un simbolico -68%. Dividendi? Dimenticateli. E per mettere il tocco finale, è cambiato anche chi comanda: il nostro caro Belingheri si è fatto da parte da amministratore delegato ma si tiene stretto il posto nel CdA. Insomma, una soap opera finanziaria che nemmeno Hollywood saprebbe scrivere meglio.

Le sorprese non mancano: potrebbe cambiare anche la composizione azionaria e, perché no, qualche garanzia che include pegni su azioni. Una bella turbolenza per i piccoli e grandi investitori. Un reportage in due puntate, giusto per non farvi perdere nemmeno una minuzia di questa tragicommedia.

L’epopea della riqualificazione urbana: piazzale Loreto e dintorni

Passiamo ora dalla finanza al muto teatro della riqualificazione urbana. Piazzale Loreto e piazza Luigi di Savoia dovevano brillare di nuova luce in vista delle Olimpiadi invernali. Risultato? Progetti congelati in un limbo di inefficienza e burocratica paralisi degna di un’epopea kafkiana.

A Loreto il piano era una piazza ultra green con negozi glamour e traffico ridotto – insomma, il paradiso terrestre per i milanesi che amano respirare aria… forse anche troppo pulita. Ma evidentemente l’idea di spendere troppo ha fatto scattare la tanto amata (ma poco comprensibile) paura dei costi: il Comune ha chiesto modifiche per tagliare l’intervento a misura di portafoglio, salvo poi lasciar tutto fermo com’è. Nel frattempo, gli esercizi commerciali della zona chiudono a catena o si spostano altrove senza nemmeno un cantiere in vista. Che progresso, signori!

Non va meglio a piazza Luigi di Savoia, bloccata da questioni urbanistiche legate a una fantomatica torre nuova di zecca. Al posto del vecchio hotel? Solo un vuoto scenico da far invidia a un quadro minimalista. Quindi niente Olimpiadi, ma tanti vuoti e tanto silenzio… un vero capolavoro di procrastinazione amministrativa.

Il mercato del lusso, ovvero la sete insaziabile di ricchezza

Eppure, mentre certe cose si fermano, il mercato immobiliare di lusso non perde colpi. Milano è ancora un miraggio per gli amanti delle “high-end property”: nel secondo semestre del 2025 sono state registrate vendite clamorose, tra cui attici e appartamenti per la “modica” cifra di 23 milioni complessivi.

Si conferma così la divisione netta tra i palazzi da oltre 6 milioni – gentaglia internazionale con portafogli senza fondo – e la fascia da 1 a 3 milioni, roba sempre meno per vip e più per italiani che si accontentano. Tuttavia, la domanda estera è in piena fase “normalizzazione”: meno incentivi fiscali, flat tax più alta e scarsità di immobili che non si trovano dietro l’angolo.

Il prezzo medio delle meraviglie di lusso supera i 9.400 euro al metro quadro; gli sconti si fanno più generosi, mediamente 8,6%, e i tempi medi di vendita si assestano a circa 7 mesi: un tempo che rende felici solo chi può permettersi di aspettare. Anche gli affitti di lusso si stabilizzano, con un canone medio di 313 euro al metro quadro annuo. Insomma, se volete abitare nel sogno, mettete in conto almeno una piscina olimpionica di pazienza.

Le mille e una discarica degli pneumatici

Se pensavate che l’ambiente fosse solo una parola magica utile per slogan elettorali, vi sbagliavate di grosso. Nel Parco Sud – quello che abbraccia Rozzano, Assago e Pieve Emanuele – proliferano come funghi (ma più sporchi) discariche abusive di pneumatici. Un bel problema, non fosse altro che il sistema di smaltimento degli pneumatici fuori uso si regge su consorzi che dovrebbero raccogliere fondi tramite il contributo ambientale pagato all’acquisto dei nuovi.

Peccato che le gomme circolanti siano molte di più di quelle ufficialmente conteggiate: importazioni poco regolari, vendite online e mercato nero riescono abilmente a dribblare l’obolo. Il risultato è che i consorzi, sempre obbligati a rispettare target ministeriali e costretti a fare i conti con fondi limitati, sono quasi impotenti di fronte al numero di pneumatici da smaltire. Così, gli accumuli in officine proliferano e una fetta consistente resta fuori controllo, con rischio ambientale e pericoli d’incendi che farebbero arrossire anche il più scafato degli ambientalisti.

Insomma, tra speculazioni finanziarie, cantieri immaginari, palazzi da sogno per pochi e discariche a cielo aperto, Milano propone uno spettacolo in cui l’eccellenza e la decadenza si danno la mano in una danza irriverente degna di qualsiasi commedia degli equivoci, solo che qui a ridere siamo in pochi.

Un decreto miracoloso per correggere il sistema e includere finalmente anche l’usato. Non è uno scherzo, ma una faccenda seria, raccontata con foto e testimonianze da chi si è preso la briga di scavare sotto la superficie. Sì, proprio così: non solo nuove costruzioni e archistar illuminate, ma anche il marcio nascosto dietro l’usura e il decadimento che nessuno vuole riconoscere.

Non solo archistar, Milano tra cemento, design e cultura

Milano, questa metropoli che si vanta di essere il cuore pulsante dell’immobiliare, del design e della cultura contemporanea, continua a raccontare la sua storia fatta di contrasti: un dialogo infinito tra palazzi storici, spesso malandati, e nuove architetture che si ergono come simboli di una modernità tanto acclamata quanto discutibile. Le super star del settore, come Boeri e le celeberrime Tre Torri, hanno senza dubbio rinforzato uno skyline da cartolina, ma, sorpresa delle sorprese, non rappresentano tutto. Dietro le quinte, una miriade di studi meno noti incide profondamente sulla rigenerazione urbana, sugli spazi residenziali e pubblici, spesso intrecciati alla moda e al terziario, ma senza fanfara mediatica.

L’identità milanese, comunque, non si limita alle facciate: passa – e con insistenza – anche dagli interni. La settimana del design, progetti su misura, giocolerie con i colori, e sperimentazioni audaci nei materiali, fino ad arrivare alla stampa 3D, che ci ricorda quanto la città sia un laboratorio che miscela pragmatismo e raffinatezza. Più che uno stile univoco, emerge una sorta di “melting pot” che guarda al passato glorioso di Gio Ponti, ma con un occhio tutto internazionale.

Insieme a Marianna Gulli, si esplorano quegli studi che stanno – o fingono di – cambiare il volto della città, mentre sotto sotto la situazione non è proprio rosea per tutti.

Tra miti e realtà crudeli: i giovani architetti e la piaga del lavoro precario

Ah, l’entusiasmo giovanile negli studi di architettura! Quasi poeticamente travestito da sfruttamento moderno, con collaborazioni “da dipendente” senza alcun contratto vero, o mascherate da finte partite Iva che più che emancipare, incatenano. La realtà sono ore di lavoro da far tremare anche il più tenace degli eroi: oltre 300 ore al mese, con straordinari mai pagati e turni che superano le 10-12 ore giornaliere. Un battito d’ali, nemmeno il tempo di respirare.

Compensi? Ah, quelli sono una barzelletta tragica: tra i 1.200 e i 1.400 euro lordi al mese, con picchi da riso amaro a 5 euro lordi l’ora. Niente tutele, niente contributi, niente Tfr, e tanta, tanta rassegnazione. Una piaga trasversale, che colpisce sia gli studi blasonati sia quelli più piccoli e sconosciuti. Il risultato? Giovani professionisti costretti ad abbandonare o a inghiottire tutto pur di non perdere il treno – o meglio, il cantiere.

Dall’inverno 2024, un nuovo Codice deontologico tenta (almeno sulla carta) di mettere ordine, imponendo contratti scritti e trattamenti equi. Ideale per chi ha voglia di lottare tra mille ambiguità e qualche paradosso.

Il tormentone infinito del centrodestra milanese in vista delle Comunali 2027

Per concludere, un’occhiata al groviglio allucinante che domina lo scenario politico milanese: il centrodestra che si avvicina alle Comunali 2027 con la grazia e la coerenza di un elefante in una cristalleria. Romano La Russa si permette di bocciare l’idea delle primarie proposta da Forza Italia, creando ulteriore caos in una coalizione già internamente in ‘tempesta’. La ricerca del candidato sindaco è un vero e proprio telenovela di veti incrociati e abbandoni strategici, mentre i sondaggi da incubo scoraggiano i pezzi grossi e fanno schizzare il termometro delle divisioni interne a livelli record.

Nel frattempo, il centrosinistra può godersi la scena – unico e brillante giocatore vero in campo. Il Fratelli d’Italia, con la solita brillantezza, reclama l’ultima parola sul candidato, ma trova ormai profili di attori disponibili più rari di un caffè decente in metropolitana. Ad agitare ulteriormente il campo, ci sono le mosse altrui in Lombardia, tra Olimpiadi, referendum e qualche lista “ballerina” a destra.

La soluzione in cantiere? Un colpo di scena clamoroso. Un candidato inaspettato o – perché no? – le famigerate primarie. Tattiche di alto livello per uno spettacolo che si preannuncia imperdibile (per i cultori del caos politico, s’intende).

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