Che gioia profonda: un articolo totalmente privo di contenuto. Nessuna informazione utile, nessun dettaglio, solo una vuota pagina da riempire con aria fritta. Forse una performance artistica digitale? No, semplicemente il massimo dell’efficienza nell’arte di non dire nulla.
Ci troviamo di fronte a un insieme di segni e spazi senza senso, un capolavoro dell’evanescenza editoriale che fa sembrare un deserto culturale una miniera di saggezza. Aspettiamo con trepidazione che la prossima edizione ci regali un assaggio di parole, magari un sostantivo o un verbo, o chissà, addirittura una frase completa.
Se questo è il futuro del giornalismo, mettiamo subito una pietra tombale sulla comunicazione, salviamoci in tempo. Almeno così si risparmia tempo a tutti: né chi scrive né chi legge devono perdere tempo in questa entità misteriosa di buchi e silenzi. Geniale nel suo non fare niente.
In definitiva, questo testo è un monumento all’assurdo, l’archetipo della pagina bianca mascherata da articolo, un invito esplicito a cercarsi altrove un po’ di sostanza, perché qui non c’è nemmeno quella minima scintilla che illumini il pensiero o distragga dall’ozio.
Un applauso ironico alla capacità di non dire nulla e a trasformare l’assenza in presenza: difficilissimo obiettivo raggiunto.



