Milano si vanta di case accessibili: ecco dove cercare il miraggio immobiliare

Milano si vanta di case accessibili: ecco dove cercare il miraggio immobiliare

Ah, il magico mondo dell’edilizia residenziale a basso costo, quella favola moderna dove il “social housing” suona più elegante di “case a prezzo calmierato”. In realtà è la stessa minestra riscaldata: costruire abitazioni con il prezzo abbassato, destinato a quei poveri mortali che il mercato libero se lo possono solo sognare, tipo chi paga l’affitto e si mangia i sogni. A Milano, poi, questa pratica non è una novità, anzi, si sono viste tante iniziative che, diciamo, oscillavano tra il promettere case dignitose e il regalare sogni in cartapesta.

È davvero sorprendente come un concetto così semplice – mettere un tetto sopra la testa a chi non ne ha la forza economica – diventi un campo minato di burocrazia, promesse non mantenute, e opere che sembrano più set cinematografici di un incubo urbanistico. Perché poi, ammesso e non concesso che far case a basso costo sia un’idea decente, qualcuno si è mai chiesto chi controlla esattamente questi progetti? O meglio, chi assicura che i prezzi siano davvero calmierati e non solo una magra scusa per creare una nuova nicchia di profitto ben mascherato?

Ovviamente, a farla semplice, il risultato è spesso lo stesso: case che nella realtà costano quasi quanto quelle “normali” e progetti che dopo mille traversie economiche e politiche finiscono nel dimenticatoio. E i cittadini? Beh, continuano a crogiolarsi nell’illusione di trovare un posto che non mangi metà stipendio, o che magari non ti faccia saltare in aria con spese improponibili a ogni condominio.

Tra promesse e realtà: il paradosso del social housing

Se è vero che il social housing dovrebbe essere una soluzione di equità sociale – o almeno così ci viene raccontato – diventa allo stesso tempo costruzione di una delicata macchina burocratica di illusioni. Non è raro infatti che le amministrazioni coinvolte ne facciano una propria bandiera elettorale, ma senza mettere in conto che la semplificazione, la trasparenza e la reale applicazione dei prezzi calmierati restano un miraggio lontano e irraggiungibile.

I progetti si sprecano sulle pagine dei piani urbanistici, ma poi, nella realtà, o restano solo sulla carta o sono un serpentone di ritardi senza fine. E quando si riesce finalmente a vedere un cantiere, spesso la qualità lascia a desiderare, e il prezzo calmierato è così “calmierato” che più che abbassare piloti gli interessi.

Qualcuno di voi ha sentito parlare di case popolari che costano come un bilocale in centro? Bene, siete sulla buona strada per capire il meccanismo perfetto di questo sistema magico.

Gli eroi silenziosi delle abitazioni accessibili (da lontano)

Nel frattempo, in questa giostra di promesse, chi ci rimette sono sempre i cittadini: famiglie, giovani coppie, lavoratori che non riescono a trovare qualcosa di decente senza affossarsi per una vita intera. Nel romanzo tragicomico del social housing, loro sono gli eroi silenziosi, quelli costretti ad aspettare anni per un alloggio forse dignitoso, magari in periferia, magari con un prezzo che fa schizzare l’ansia.

Ma non è tutto: spesso le regole per accedere a queste case sono così cervellotiche da sembrare un test di ammissione a un’università per geni del codice fiscale. I meccanismi di assegnazione sembrano studiati apposta per confondere e scoraggiare chi avrebbe più diritto di altri, per lasciare spazio a intrecci di favoritismi e giochi politici che permettono di girare la frittata a vantaggio dei soliti noti.

Insomma, mentre qualcuno si fa paladino della casa pubblica, quel pubblico è un po’ come quel pranzo di famiglia in cui alla fine si litiga per la fetta di torta più grande, e i più deboli rimangono senza dolcezza.

Case sociali ma non troppo: il prezzo della coerenza

Facciamo un passo indietro per capire la dinamica. Il social housing, in teoria, dovrebbe calmierare i prezzi dell’affitto o della vendita, abbassandoli rispetto al libero mercato. Peccato che la realtà, come sempre, ami giocare con le parole: “calmierato” diventa un termine flessibile, adattabile al ribasso di pochi euro o a sconti che si sciolgono come ghiaccio al sole appena si guarda il listino ufficiale.

Ecco allora che nei documenti ufficiali si parla di “alloggi accessibili” e “canoni contenuti”, ma appena metti il naso nel dettaglio, emerge che quel contenuto è un concetto relativo, interpretato più come una battuta di spirito da amministratori creativi. Non è un caso che le proteste, le petizioni, le battaglie civiche siano più frequenti delle cerimonie di inaugurazione dei cantieri.

Per non parlare del mix letale con il mercato immobiliare privato, che cavalca l’onda dell’emergenza casa per gonfiare i prezzi, mentre il social housing rischia di impantanarsi negli stessi limiti, se non addirittura di creare un mercato parallelo complicato quanto inutile. Il risultato? Un enorme teatro dell’assurdo che fa ridere solo chi non è costretto a provarci davvero.