Milano si trasforma in un campo di battaglia: fuochi d’artificio contro gli idranti alla parata anti Olimpiadi, ma era davvero necessario tutto questo caos?

Milano si trasforma in un campo di battaglia: fuochi d’artificio contro gli idranti alla parata anti Olimpiadi, ma era davvero necessario tutto questo caos?

Come ciliegina sulla torta, il corteo ha srotolato uno striscione sul ponte che sovrasta la ferrovia, assicurandosi che nessun treno passasse inosservato. Una protesta da manuale, improntata a garantire il massimo disagio possibile con il minimo di senso logico.

Le meraviglie della protesta civile

Si dice che la libertà di espressione sia sacra, ma evidentemente per alcuni tradurla significa creare caos, mettere a rischio la sicurezza pubblica e, perché no, disturbare chi magari quel giorno vorrebbe solo andare a lavoro o tornare a casa senza l’accelerazione offerta da petardi e festicciole pirotecniche improvvisate.

Invocare cambiamenti nell’organizzazione di eventi internazionali è legittimo, certo, ma utilizzare metodi pericolosi e involontariamente comici dimostra una totale incomprensione del concetto stesso di protesta costruttiva.

Atleti e ferrovia: vittime collaterali

Se c’è un soggetto che non ha mai chiesto di essere al centro di questa baruffa, sono proprio gli atleti, cui viene negata anche la tranquillità del luogo in cui sono ospitati. Ma a chi altro importerebbe? D’altra parte, chi organizza questi eventi? E soprattutto: chi li approva, li finanzia, e sopporta queste organizzazioni titaniche fatte di sprechi incoerenti e scelte discutibili?

La risposta è ovvia: tutti, a turno, si lamentano senza mai prendersi la briga di suggerire alternative intelligenti o soluzioni praticabili. Meglio lanciare botti che suggerire piani.