Milano si sveglia con l’ennesima opera d’arte incomprensibile che tutti fingono di amare

Milano si sveglia con l’ennesima opera d’arte incomprensibile che tutti fingono di amare
Shoah, l’artista Alexsandro Palombo ha deciso di fare il colpo grosso con una nuova provocazione visiva. Questa volta la sua tavolozza politica include Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, tutti ritratti a reggere una bandiera palestinese, ma – attenzione – con gli occhi bendati da una fascia verde di Hamas. Geniale, no? Un simbolismo degno di un circo politico che non tiene conto né della complessità né del buon senso.

Il muro, dopo un triste tentativo di cancellazione – il che aggiunge un tocco di poesia involontaria –, rimane con la scritta ‘Palestina libera’ e i resti del bianco imbrattato. Naturalmente, l’artista spiega che questo significa trasformare un “muro sfregiato” in un “atto di denuncia”, invitando la politica a riflettere sui cosiddetti “muri della vergogna antisemita”. Un intervento che, manco a dirlo, si inserisce nel vortice del dibattito sul DDL contro l’antisemitismo. Perché sì, parlare di antisemitismo è sempre di moda, specie se accompagnato da immagini tanto discutibili.

Alexsandro Palombo ci riflette su:

“In un momento in cui la Shoah viene banalizzata, l’antisemitismo cresce e circolano narrazioni distorte, la mia opera richiama l’urgenza di una risposta politica capace di andare oltre i giochi di consenso e le ambiguità che scatenano ulteriori polarizzazioni.”

Ah, che poeta dell’urgenza! Se non fosse un cartellone politico mascherato da arte, probabilmente sarebbe comico. Continua, il nostro temerario:

“Metto in guardia contro il rischio che la memoria della Shoah perda la sua funzione di barriera, e che l’indifferenza delle istituzioni spalanchi la porta a derive radicali e fondamentaliste. ‘Hostages’ vuole essere un monito contro l’inerzia e un invito urgente a proteggere la comunità ebraica, la convivenza civile e la verità storica, prima che queste crepe diventino fratture irrecuperabili.”

Un discorso serio, a tratti solenne, che stride un po’ con la rappresentazione ideologica di quei politici bendati di verde, come se fossero burattini di una fazione armata. In poche parole: una feroce critica che si confonde con una manipolazione visiva – e politica – che poco ha a che vedere con il rispetto dovuto alla memoria storica o alla realtà geopolitica.

In uno scenario dove la politica usa la storia come trampolino per le proprie narrazioni strumentali, Palombo ci regala un quadro che più che chiarire le posizioni, le offusca e le confonde. Quel muro, davvero, più che “sfregiato” sembra uno specchio deformato delle contraddizioni della nostra epoca.

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