Il Remigration Summit, prevista per il 18 aprile in piazza del Duomo, organizzato dalla Lega insieme ad altri partiti di estrema destra europei, ha l’onore di essere bollato dal Comune di Milano come evento incompatibile con “l’identità civile e democratica” della città. Non solo: è stato richiesto persino al prefetto e al questore di valutare se autorizzare questa meraviglia, accusata di una “palese violazione della Costituzione”.
La presidente del consiglio comunale, Elena Buscemi, ha depositato un ordine del giorno che sottolinea come il concetto di remigrazione sia, in sostanza, l’espulsione – più o meno forzata – di stranieri, che include persino chi ha la cittadinanza italiana o è nato in Italia. Naturalmente, tutto basato su criteri “etnici o razziali”, perché il passato fa sempre scuola. Nel frattempo, Milano si vanta di essere una metropoli “aperta, multiculturale e inclusiva”, dove i migranti sono parte fondamentale della “forza sociale ed economica”. Una contraddizione? Ma dai, che idea!
Remigrazione: l’arma anti-costituzionale
Secondo Buscemi, questa benedetta remigrazione contraddice impietosamente l’articolo 3 della Costituzione, quello che parla di pari dignità per tutti, a prescindere da sesso, razza, lingua o opinioni politiche. Ma evidentemente, l’eventuale buon senso costituzionale deve fare un passo indietro di fronte a queste idee moderne.
Per aggiungere un tocco di classe, la data del 18 aprile è stata scelta molto ad arte: a un passo dal 25 aprile, giorno in cui si celebra la liberazione dal nazifascismo. Un richiamo implicito all’idea “nostalgica” di quelle politiche infami, che proprio su simili teorie di pulizia etnica avevano fondato il proprio orrore, tipo le leggi razziali. Niente di cui preoccuparsi, evidentemente.
Ecco dunque la richiesta ufficiale al prefetto e al questore: potete davvero concedere il palco pubblico a chi sostiene e diffonde “messaggi che negano diritti umani fondamentali e fomentano la divisione sociale”? Oppure meglio evitare un remake di apocalissi umanitarie?
La Lega esplode di rabbia… o forse no
La notizia della messa all’indice di questo summit da parte della presidente del consiglio comunale fa infuriare la Lega, che chiarisce come questo atteggiamento sia “antidemocratico”. Naturalmente, nel loro vocabolario “presidente di tutti” vuol dire esclusivamente “presidente di chi la pensa come noi”, perché la democrazia da quelle parti è un optional spesso calibrato sul “rispetto del pluralismo” che fa più comodo.
La Lega, con la solita enfasi, ci tiene a precisare che il loro concetto di remigrazione non è “razzismo”, ma una gentile forma di selezione naturale, dove chi rispetta le leggi e la cultura locale è “benvenuto”. Altra nota di spessore: passare per difensori della libertà di espressione è quasi comico mentre si adoperano per zittire qualunque dissenso.
Silvia Sardone, eurodeputata e vice segretaria della Lega, aggiunge che pare proprio che Buscemi avrebbe un fastidio profondo davanti a eventi di “respiro internazionale” nella città. Nel suo linguaggio aulico, la remigrazione diventa “l’urgenza di potenziare le espulsioni dei delinquenti stranieri”, mentre il Pd si becca l’etichetta di colpevole perché preferirebbe fare di Milano la capitale della criminalità straniera.
Il Pd e la solita morale illuminata
Dal fronte opposto, il Partito Democratico non ha dubbi. In una dichiarazione sostanzialmente pregna di retorica, affermano che l’umanità da dopo gli anni ’30 abbia compiuto qualche passetto in avanti su temi come il razzismo e la democrazia. Certo, meglio sottolineare che non hanno nessuna intenzione di tornare indietro di 80 anni, ringraziando il cielo.
Il gruppo Pd in consiglio comunale appoggia con fermezza l’ordine del giorno di Buscemi e dichiara senza mezzi termini di essere “contro questa deriva estremista populista di destra”. Un’affermazione che lascia ben poco spazio alle interpretazioni, soprattutto per una città che può vantare una medaglia d’oro al Valor Militare per la Resistenza. Milano, quindi, niente raduni che ricordano certe pagine buie della storia, grazie.



