Milano si mette in mostra con sei nuove opere inutili e costosissime

Milano si mette in mostra con sei nuove opere inutili e costosissime

Povera via Boifava a Milano, pronta a cambiare faccia come se avesse un’identità fragile da reinventare. Oggi si è svolto il solito rituale dell’annuncio, con la sfilata di assessori di lusso come Gaia Romani, Marco Granelli, Arianna Censi e il presidente del Municipio 5, Natale Carapellese, ben decisi a prometterci un futuro brillante. L’obiettivo? “Restituire ai cittadini spazi rinnovati”. Tradotto: buttare soldi pubblici in un progetto che tenta di rivitalizzare gli edifici pubblici sparsi nella zona, da un teatro alla scuola, passando per piazze e piste ciclabili, tutto condito da quella solita retorica che scalda i cuori (ma non i portafogli degli contribuenti).

Cominciamo con il protagonista indiscusso: il teatro Ringhiera. Lavori in pieno svolgimento con un investimento da capogiro, 3,12 milioni di euro, per un restyling che sarebbe più giusto chiamare “cambio di vestito” dato che si parla di riorganizzare spazi interni, ammodernare impianti e rifare pavimenti, serramenti e porte. Attenzione, la sala sarà allargata a una capienza di 232 posti, perché se non hai abbastanza gente a vederti, che teatro è? I lavori fantasy sono partiti nell’ottobre 2025 – sì, avete letto bene, parabola temporale a parte – e dovrebbero concludersi entro dicembre 2026. Come sempre, la precisione è il nostro punto forte.

Passiamo a piazza Fabio Chiesa, altra meraviglia in attesa di gloria. Il progetto è in gara, il cantiere partirà quest’anno (e qualcuno osa credere che finirà presto) per poi terminare – rullo di tamburi – nella primavera del 2028, sì, tra quattro anni. L’idea è di restituirle il ruolo di luogo centrale di incontro e socialità, affidandosi a una grandiosa gradonata alberata, rampe per l’accessibilità, nuova illuminazione scenografica, sistemi di ombreggiamento e arredi urbani. Insomma, una piazza degna di un film fantasy, con aspettative di vita umana ridotte al minimo per l’attesa.

Per la “illuminata” Casa di Quartiere si punta invece a un potenziamento delle funzioni sociali e culturali. Il progetto ha la superbia di voler migliorare sicurezza, efficienza energetica e qualità degli spazi, il tutto per servire meglio la comunità. I lavori inizieranno solo in autunno – il 2028 è lontano ma rassicurante – con la promessa di completare entro la fine del 2027. Vinciamo la scommessa sul calendario? Stay tuned.

Al civico 17 di via Boifava si insedierà il neonato Centro per l’Impiego, una delle cinque nuove succursali del famoso ente milanese. I lavori si apriranno nel primo trimestre 2026, perché l’urgenza degli uffici pubblici è sempre una priorità ufficialmente ignorata.

In via Sant’Abbondio 27 ? La nuova scuola dell’infanzia si farà (forse). Finalmente si vuole demolire e ricostruire in legno una scuola degna di questo nome, assieme a una ristrutturazione del nido che abbatti le barriere architettoniche (un miraggio neanche troppo nascosto). Cinque aule, laboratorio e area giochi saranno il fiore all’occhiello… a patto che si concludano le procedure per le bonifiche. Se tutto fila liscio, si partirà all’estate 2026 con una spesa di 5,3 milioni. Speriamo almeno che i bimbi sgambettino felici, fra cemento e burocrazia.

E non poteva mancare la chicca dei nostri tempi: la famigerata pista ciclabile. Lungo via Boifava si stanno gettando le basi per due piste monodirezionali, lunghe circa 1.150 metri, con un massacro della carreggiata, mercé riorganizzazione dei parcheggi e riduzione degli spazi carrozzabili. Il tutto col mirabolante risultato di connettersi alla rete ciclabile preesistente (per quella stessa rete che nel resto della città sembra fuggevole come un miraggio). Nei piani c’è anche l’eliminazione delle barriere architettoniche ancora presenti, un miglioramento dell’accessibilità pedonale, una rinfrescata alle fermate del trasporto pubblico e, ciliegina sulla torta, un incremento della sicurezza stradale. Ovviamente, il tutto in soli sette mesi, con un investimento da favola di 570mila euro. Basta la metà rispetto al teatro, ma immensamente più utile presupponiamo.

In sintesi, Milano ci regala un nuovo capolavoro di burocrazia e investimenti “mirati”: tempi da lumaca, cifre da capogiro, e quei meravigliosi annunci che fanno sembrare qualsiasi progetto un sogno corale. Restate seduti, il cambiamento è dietro l’angolo. O forse no.

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