Milano si infiamma mentre il Centrosinistra organizza il solito show contro la sanità privata

Milano si infiamma mentre il Centrosinistra organizza il solito show contro la sanità privata

Ah, l’intramontabile tradizione delle proteste sotto la maestosa Regione Lombardia, questa volta per denunciare la “privatizzazione della sanità lombarda”. Un recital prevedibile messo in scena dal centrosinistra, che si è radunato sabato a Milano per rincorrere l’ennesimo spettro del momento. I manifestanti, un vero esercito multicolore, hanno sfilato da piazza Città di Lombardia a piazza 25 Aprile, sfoggiando una parata di sigle e partiti degna di un album di figurine: PD, M5S, Avs, Azione, Patto Civico, Cgil, Arci, Acli, Medicina Democratica e Federconsumatori. Una coalizione da fare invidia a tempi migliori, tutti insieme appassionatamente contro il “mostro” della privatizzazione.

Non si può che essere toccati dalla commozione mentre Pierfrancesco Majorino, capogruppo PD in Regione, tesse le lodi dell’incredibile vittimismo lombardo:

“Oggi è molto importante essere qui per dire con chiarezza basta al ricatto odioso a cui sono sottoposti i cittadini lombardi, quello per il quale chi si vuole fare curare deve pagare”.

Che tenera denuncia di una sanità da sogno, confezionata per showroom: secondo Majorino, tutto si riduce a un vile ricatto, con i cittadini lasciati soli e costretti a tirare fuori il portafoglio mentre “i grandi gruppi della sanità privata” gioiscono nel loro tesoro nascosto. Il vero problema? La “solitudine delle persone” e l’inerzia di una Giunta guidata dal presidente Fontana, che pare dia la culla per “ospedali straordinari” e “bravissimi professionisti”, ma si ostina a non far nulla. Un autentico mistero da risolvere.

Ma le perle non finiscono qui: il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Nicola Di Marco, sale sul carro e ci regala un altro pezzo di poesia sociale:

“Siamo in piazza per dire che la salute non si vende, la salute si difende”.

Certo, il mantra è quello di sempre: questa “sanità lombarda” è una macchina spietata di selezione sociale, una fabbrica di liste d’attesa ormai croniche dove, se sei fortunato, paghi; se no, aspetti mesi bonariamente, in perfetta assenza del diritto costituzionale alla salute. Una favola tragica, eppure così efficace per galvanizzare folle di indignati. E come ciliegina sulla torta, Di Marco pretende pure di rilanciare “la sanità pubblica che negli anni è stata smantellata”. Proprio quella che si è eretta maestra in efficienza e tempi record, o almeno così sembra ogni volta che qualcuno cerca un motivo per lamentarsi.

Insomma, una manifestazione che ci ricorda quanto possa essere spettacolare il teatro politico quando si tratta di spiegare perché “la colpa è sempre degli altri” e, naturalmente, perché tutto dovrebbe tornare esattamente come prima. Privilegiando, ovviamente, quella sana dose di contraddizioni e ipocrisie che non guasta mai in un pomeriggio di applausi in piazza.

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