Che sorpresa: un rapper con l’obbligo di presentarsi in caserma per droga decide di ignorare allegramente l’impegno e continuare a spacciare come se nulla fosse. Parliamo di Malacarne, pseudonimo di Emilio Finizio, 44 anni, che la sera del 12 febbraio si è fatto arrestare dalla Squadra mobile di Milano con l’accusa di detenzione e vendita di stupefacenti. Quindi, nulla di nuovo: un artista di strada che si crede un po’ fuori dalle regole e invece è solamente un cliente fisso della polizia.
Gli investigatori non erano mica lì per caso, ovviamente: hanno visto il nostro eroe entrare in un palazzo di viale Monza con due compari. Dopo poco, il trio si è dileguato in modo suggestivamente cinematografico: uno in auto con Malacarne, l’altro per conto suo. La polizia, armata di paziente noia e senso del dovere, ha deciso di seguire l’auto, visionato lo spettacolo del pedinamento e, spoiler: ha fermato l’auto a tempo di record.
La perquisizione ha riservato sorprese da premio: una bustina da 2,70 grammi di cocaina, 3 grammi di hashish e, dulcis in fundo, €400 in contanti—probabilmente il “cash” fresco dell’ultimo affare. Ma la festa non finisce qui: a casa, con tanto di ospite “ufficiale” cioè la compagna, la polizia ha trovato un piccolo arsenale chimico: 9,5 grammi di chetamina (per i narcotici più esigenti), circa 4 grammi di Mdma per chi ama il ritmo, 23 confezioni di ossicodone che farebbero impallidire qualsiasi farmacia e un bilancino di precisione da laboratorio. Contanti extra? €1500, non male per un professionista del settore.
Emilio Finizio si è affrettato a scindere le responsabilità con una frase da manuale: «È tutta roba mia, la mia compagna non c’entra nulla». Dolcissimo. Chissà se lei è rimasta altrettanto entusiasta di vivere con un contribuente così impegnato nella promozione personale di sostanze illecite.
Il passato poco edificante del rapper
Non basta la recidiva per questa star della microcriminalità: Finizio vanta infatti un meritato patteggiamento a quattro anni e dieci mesi per concorso in tentato omicidio. Ah, sì, avete letto bene. Nel lontano 4 febbraio 2018, era coinvolto nell’accoltellamento di un ventiduenne albanese, Aldi Shpijati, giovane promessa del calcio amatoriale, proprio vicino alla stazione ferroviaria di Scandiano, nella tranquilla provincia di Reggio Emilia. Un trascorso così poco mainstream che dubbiamo non rientrare nei video musicali del rapper.
Insomma, se mai qualcuno pensava che cambiare vita fosse all’ordine del giorno, Malacarne dimostra al mondo come si può rimanere fedeli a se stessi in modo… totalmente coerente, ma non certo ammirevole. Tra droga, coltelli e pigrizia verso il rispetto delle regole, ci troviamo di fronte a un personaggio che probabilmente continuerà a regalarci piccole perle di cronaca nera, sempre prontamente raccolte da chi ha voglia di sorvegliarlo con il sorriso amaro di chi sa che nulla cambierà.



