Milano si distingue ancora una volta: modella Pamela Genini torturata anche da morta

Milano si distingue ancora una volta: modella Pamela Genini torturata anche da morta
Pamela Genini, modella trentenne e (pare) imprenditrice di successo, è stato oggetto di un trattamento degno di un thriller di bassa lega: trafugato, decapitato e ora sequestrato dall’autorità giudiziaria. La gloriosa scoperta è stata fatta lunedì scorso al cimitero di Strozza, nella tranquilla provincia di Bergamo, proprio mentre qualcuno pensava di trasferire la salma dal loculo alla cappella di famiglia. Magistrati in azione, con il procuratore Maurizio Romanelli che ha aperto un fascicolo per vilipendio e furto della testa – perché, ovviamente, rubare un cadavere normale non faceva abbastanza notizia.

Tradizionalmente, un cimitero dovrebbe essere il luogo più sicuro per un morto, ma qui evidentemente il segreto non è stato mantenuto. Nel 2025, nel bel mezzo del terzo millennio, si scopre con sgomento che qualcuno ha trovato il tempo – e la faccia tosta – per trafugare e mutilare il corpo di una giovane donna. Roba che fa impallidire i film horror.

Chi era Pamela Genini e perché ce ne dovrebbe importare

Pamela Genini non era soltanto un nome su un certificato di morte: modella, imprenditrice e consulente immobiliare nel settore del lusso, aveva messo insieme un curriculum da diva dei tempi moderni. Originaria di Bergamo, aspirava all’eleganza milanese, vivendo in un attico all’ultimo piano di via privata Iglesias, nel quartiere Ponte Nuovo a Milano.

Non bastava: Pamela, con un’amica, aveva creato un brand di bikini di alta gamma – perché non c’è niente di più essenziale nella vita di una modella che vendere costumi di lusso. Su Instagram, ovviamente, per far sapere al mondo quanto fosse glamour. Per non farsi mancare nulla, aveva fatto anche una fugace apparizione in un reality per aspiranti Adamo ed Eva, giusto per aggiungere un tocco di reality trash alla sua carriera.

Per completare l’immagine della #fashionista, Pamela era follemente affezionata a un chihuahua bianco di nome Bianca, sempre con lei tra trasferte di lavoro e vacanze – le mete? Liguria, Sardegna, Roma. Nel settembre precedente, era perfino apparsa sul red carpet del Festival del Cinema di Venezia, sfoggiando un abito argentato degno delle più celebrati dive.

Una love story da copertina… o forse no

Nel frattempo, la giovane imprenditrice aveva intrecciato un legame amoroso con un certo Gianluca Soncin, 52 anni, proveniente dal Biellese ma residente a Cervia. Non erano tanto innamorati da convivere, ma lui aveva il vizietto di fare la spola da Milano all’Emilia Romagna spesse volte. Come si suol dire, un amore a distanza che però, a quanto pare, finito tragicamente.

E pensare che tra i post recenti su Instagram della nostra defunta star, c’era ancora quello elegante scatto di settembre sul tappeto rosso veneziano, con la didascalia “Red carpet mummy”. Effettivamente, non sapevamo ancora quanto sarebbe stato profetico quel “mummy”.

Il femminicidio e quel dettaglio da romanzo nero

La cronaca del femminicidio che ha stroncato la vita di Pamela non è meno drammatica e grottesca. Il marito di fatto, il signor Soncin – un 52enne con ben poche attenuanti – è accusato di averla uccisa lo scorso ottobre a casa sua, mentre lei urlava disperatamente aiuto ai vicini: “Mi sta accoltellando”. Ovviamente, una scena da film già vista fin troppo spesso in un’Italia incapace di proteggere le proprie donne.

Questa storia si tinge quindi della peggior sfumatura possibile, non solo per la prematura e violenta scomparsa di una giovane donna con un futuro tutto da scrivere, ma anche per il dettaglio che ci riporta al macabro: il traffugamento e la decapitazione del cadavere. Uno spettacolo indegno che dovrebbe scuotere le coscienze, anche se oramai pare che tutto ciò non faccia più notizia e resti confinato come un “fatto di cronaca” qualsiasi.

In questa tragedia si sommano le ombre di un sistema che non protegge, di una società affascinata dal lusso e dalla bellezza, ma indifferente di fronte alla brutalità femminicida. E mentre il corpo di Pamela viene misurato in centimetri di ossa e ceneri trafugate, la retorica continua a susseguirsi, accompagnata da un silenzio assordante.

Benvenuti nell’Italia dell’istantanea Instagram, dove anche la morte – si direbbe – può diventare uno spettacolo inquietante da consumare senza indignarsi più di tanto.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!