Milano sforna un altro capolavoro in tema di centri arcobaleno che nessuno ha chiesto

Milano sforna un altro capolavoro in tema di centri arcobaleno che nessuno ha chiesto

Milano decide di prendersi una bella medaglia di civiltà e progressismo, tanto per non farsi mancare niente nel panorama italiano sempre così avanti. La Giunta comunale ha finalmente approvato le linee guida per la creazione del Rainbow center, un centro multifunzionale dedicato alla comunità LGBTQIA+. Perché a Milano, ovviamente, si fa sul serio, e non si poteva scegliere location più scenografica dell’ex complesso Ansaldo, nel cuore pulsante del distretto del design, così la facciata fa tutto il lavoro di comunicazione, mica solo gli intenti.

Il tutto è stato reso possibile da quella meraviglia delle meraviglie che è lo spostamento dei laboratori della Scala verso il quartiere Rubattino e dal rinnovo della concessione al Mudec, previsto per il 2027. Insomma, un gioco di incastri urbanistici così sofisticato che sembra quasi un complotto architettonico per mettere insieme spazi trendy e contenuti di facciata.

Numeri, spazi e politica di sconti

Il centro si estenderà su 911 metri quadri divisi su due piani, un vero e proprio palazzo della cultura e dell’impegno civile. Ora arriva la parte divertente: il Comune metterà a bando questo spazio per nove anni, rinnovabili per altri nove, magari per chi vuole davvero radicarsi nella nuova Mecca dei diritti umani milanesi.

Ma aspetta, perché non finisce qui. Per le associazioni del Terzo settore senza fini di lucro il canone di affitto subirà una riduzione del 60%, che – perché no – potrà essere ulteriormente scontato del 15% se si decidono ad attivare servizi specifici contro l’esclusione sociale.

Insomma, una vera politica di incentivazione dall’alto per rendere il progetto irresistibile, che non mancherà di attirare chiunque voglia sventolare la propria bandiera rainbow e spacciare servizi sociali come il pane quotidiano.

Un centro, mille funzioni

Questo Rainbow center non sarà una semplice sala per festicciole di quartiere o per scambi di aneddoti drammatici, ma un vero e proprio hub di servizi: sportelli per accoglienza e orientamento, assistenza legale per vittime di reati di odio omobitransfobico (finalmente un’assistenza specializzata!), oltre a iniziative culturali e attività di prevenzione. Insomma, la nuova frontiera delle risposte sociali.

Il bando per il Terzo settore: pronti, partenza, candidatura!

Nelle prossime settimane verrà pubblicato un avviso pubblico rivolto proprio agli eroi del Terzo settore. La selezione? A cura di una commissione tecnica che può assegnare fino a 80 punti, valutando l’esperienza, la qualità del progetto e la capacità di far muovere tutto il territorio. Più o meno come una gara di bellezza, solo che qui si premia la “serietà” e la “concretezza”. Che tenerezza.

Lamberto Bertolé, assessore al Welfare e Salute, non ha potuto resistere nel sottrarci questa perla di saggezza di fronte al pubblico del Pride:

“Sul palco del Pride avevamo preso l’impegno di non perdere terreno sul piano del riconoscimento dei diritti civili.”

E ancora, niente di meno che un’autentica dichiarazione di guerra all’indifferenza:

“Con il Rainbow center manteniamo quella promessa. L’ex Ansaldo, già frequentato da moltissimi giovani, è il luogo ideale per questo centro, che rafforza il sistema cittadino di contrasto alle discriminazioni già avviato con realtà come Casa dei Diritti e le Case Arcobaleno.”

Un progetto da premio Oscar del politicamente corretto, parte integrante del grande mosaico di iniziative che rendono Milano non solo capitale della moda e del design, ma anche paladina dei diritti civili. Un ruolo da difendere a muso duro, possibilmente nel quartiere più trendy della città. Insomma, tra una sfilata e un cocktail, ci sarà il tempo per difendere i diritti di qualcuno, o almeno per raccontare che ci si prova.

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