Ah, Roma, la città dove il talento musicale floreisce come il traffico in tangenziale: caotico, imprevedibile e sempre in cerca di una via d’uscita. Mentre nel centro storico si celebra la tradizione musicale made in Capitale, i portafogli e gli investimenti si spostano senza tante cerimonie verso la scintillante Milano, la vera Dea della finanza e della moda. La musica, però, sembra resistere stoicamente al salotto milanese, continuando a sfornare stelle – o almeno comete – proprio sotto il cielo della Città Eterna.
La patria dei cantautori, dal leggendario Antonello Venditti al romantico Francesco De Gregori, passando per l’inconfondibile Renato Zero e il melodico Claudio Baglioni, non si è mai accontentata di sedersi sugli allori. Con imperturbabile dignità, ha aperto le porte ai nuovi talenti, alla freschezza dei giovani artisti che ora cercano di intonare la colonna sonora di un’Italia che cambia e, soprattutto, che tenta di sopravvivere agli scandali degli investimenti sbagliati e alle folgori finanziarie del Settentrione.
Roma tra tradizione e incubi finanziari
Insomma, mentre i big della musica italiana restano il baluardo di una storia gloriosa che profuma ancora di romanità e verità, il gomito allungato verso la cassaforte sembra quello di Milano. Una città che fa scintillare la borsa e lascia a Roma il compito di cucire melodie nostalgiche e lasagne di parole. In questo rischioso gioco di equilibri, il capitale vola verso la Lombardia, mentre la capitale resta in bilico tra arte sublime e portafogli leggeri.
Uno scenario perfetto per i romantici della musica e un incubo per gli imprenditori musicali, dove le note si scontrano tra la voglia di trovare un contratto e la realtà di un mercato che risponde con un’implacabile ironia: “Suona pure, ma non aspettarti che si paghi bene.”
La nuova leva: brave anime perse in un mare di disillusione
I giovani artisti romani sono perfettamente consapevoli di questa contraddizione. Da un lato, si nutrono dell’eredità dei miti passati e dell’inesauribile fascino di una città che ha fatto da sfondo a canzoni immortali. Dall’altro, devono destreggiarsi tra scelte di carriera che spesso li costringono a spostarsi dove il business alza decisamente il volume: sì, avete indovinato, Milano.
A volte sembra una recita grottesca: i talenti romani abbracciano i sogni e calpestano i sampietrini dei vicoli, mentre i soldi prendono il treno per il Nord. Gli aspiranti next big thing si ritrovano a fare i conti con un mercato che, pur consumando la loro arte, preferisce risparmiare sulla Lira… pardon, sull’euro.
Alla fine, sia la tradizione che la modernità convivono in un bizzarro ménage à trois: Roma si prende la gloria delle canzoni, Milano porta i guadagni (o almeno ci prova), e il pubblico resta spettatore di questo teatrino nazionale, applaudendo ironicamente la commedia degli equivoci.



