Finalmente a Milano si dà un colpo di spugna e si approva un nuovo Regolamento dedicato all’arte di strada, perché evidentemente la città non aveva nulla di meglio da fare. Da Palazzo Marino ci tengono a ribadire che l’arte di strada è parte integrante della “vita culturale” della città, come se la vita culturale milanese fosse rimasta fino ad oggi incompleta senza l’ennesima burocrazia.
Dopo una fase sperimentale che forse ha accontentato solo pochi coraggiosi, si aggiorna il tutto per valorizzare le arti di strada, considerate – a quanto pare – come una specie di festa permanente capace di animare piazze e quartieri, far socializzare la gente (la quale magari preferirebbe non essere svegliata alle otto di sera da chissà quale strimpellatore) e rendere la città più “accessibile”. Ovviamente, si sottolinea che questo deve avvenire senza disturbare troppo la quiete pubblica, promettendo una gestione “più ordinata e trasparente”. Una promessa che fa già ridere, vista la natura delle arti di strada e i conflitti iconici del territorio.
Il percorso, affermano, è stato “condiviso” con chissà chi: artisti, municipi e polizia locale, giusto per assicurarsi che ognuno abbia scaricato la responsabilità sugli altri. Tre esigenze fondamentali da rispettare: libertà artistica (ma solo nei limiti della pazienza), quiete pubblica (un’utopia) e una gestione trasparente delle postazioni. Perché sì, si ha davvero voglia di mettere ordine sugli angoli della città dove l’arte si manifesta. Bella sfida!
La mirabolante Commissione di valutazione
Per complicare ulteriormente le cose, i vari municipi avranno un ruolo cruciale nel decidere dove posizionare le “postazioni artistiche” e nell’esaminare le richieste. E per non lasciare niente all’immaginazione, si istituisce una fantomatica Commissione di valutazione qualitativa per le performance nelle zone più “sensibili” (leggasi: più rumorose). A far parte di questa assemblea del buonumore ci saranno il Comune stesso, la polizia locale e – sorpresa sorpresa – due rappresentanti delle associazioni degli artisti. Un comitato che promette lunghi dibattiti e zero improvvisazioni.
Non contenti, distingueranno con la precisione chirurgica di un orologiaio svizzero tra “espressioni artistiche” e “mestieri artistici”. A questo si aggiunge una classificazione acustica degna di un laboratorio scientifico, suddividendo i rumori delle performance in ben sei categorie: dal silenzioso al “alta emissione sonora”. Siamo certi che ora nessuno potrà più lamentarsi delle note stonate o delle chitarrate insistenti.
Impedire i selfie girevoli, perché la dignità prima di tutto
E per chi credeva che il peggio fosse passato, ecco il colpo di genio dell’emendamento di maggioranza: vietate le strutture fisse per video selfie, soprattutto quelle girevoli che hanno infestato piazza del Duomo. È più importante bloccare queste “invenzioni” moderne che risolvere questioni ben più urgenti come il caos o la convivenza sociale. Il selfie girevole è stato considerato un invasore più pericoloso di mille proteste rumorose.
Prenotazioni digitali e multe progressivamente “educative”
Nel meraviglioso mondo digitale, anche l’arte di strada dovrà passare per una piattaforma online, perché non si può lasciare al caso la gloriosa arte di intrattenere i passanti. Prenotazioni, regolamenti e appuntamenti, tutto informatizzato, perché niente dice “ispirazione artistica” come una schermata di login.
Per di più, il sistema sanzionatorio sarà più severo e progressivo, così da “educare” con multe a tappe chi osa disturbare davvero, mentre i trasgressori minori avranno salva la pellaccia. Un’efficace gestione punitiva, o almeno questo è ciò che sperano.
Come se non bastasse, il nuovo regolamento istituisce un Osservatorio permanente sull’arte di strada. Un salotto stabile dove Comune, municipi e artisti si siederanno insieme per discutere del destino di questa nuova “arte regolamentata”. Da non perdere gli sviluppi di questa telenovela cittadina dal futuro estremamente “brillante”.



