Ah, la calma notturna di Milano è stata interrotta con stile da un bell’incendio che ha deciso di visitare un condominio e far sentire la sua voce. Per fortuna, nessuna vittima da contare, soltanto qualche polmoncino affaticato e tanta paura. Quindi, niente battute sul “vivere sul filo del rasoio” questa volta, ma occhio a respirare bene.
Le fiamme sono scattate in scena a poche ore prima dell’alba, precisamente poco prima delle 4 di sabato 23 maggio, quando un appartamento di primo piano in un anonimo edificio di dieci piani in via Fabrizio De André, quartiere Gratosoglio, ha deciso di diventare il teatro di un rogo improvviso. Gli abitanti del palazzo e dintorni si sono subito svegliati, grazie al tempestivo risveglio operato dal fuoco e dall’allarme, che si è trasformato in un tuffo nel panico.
Non è arrivato uno, non due, ma un impressionante numero di soccorritori: ben dieci ambulanze e due auto mediche si sono precipitate sul posto, pronte a trasformare la scena del crimine in un pronto soccorso ambulante. Cinque sfortunati sono stati considerati mediamente gravi (codice giallo), mentre sette sono stati valutati con codice verde, cioè un po’ spaventati ma non proprio in fin di vita. Un vero carosello multicolore di codici d’emergenza per un rogo che sapeva come farsi notare.
I vali vigili del fuoco, come eroi di una serie tv, hanno impiegato quasi quattro ore per domare il mostro di fiamme, evitando con grande abilità che queste salissero nei piani superiori. Le operazioni di “messa in sicurezza” e bonifica si sono protratte fino alla mattina, con squadre che sembravano più determinate di un caffè doppio al lunedì mattina. Ma, ovviamente, ad oggi il perché queste fiamme abbiano deciso di fare il loro spettacolo è ancora un mistero degno di un thriller da quattro soldi.
Un mistero da manuale
Nessun colpevole, nessuna causa chiara, solo la solita danza tra supposti cortocircuiti, magari una stufetta maledetta o, chissà, un pollo arrosto dimenticato troppo vicino a un fazzoletto di carta. In ogni caso, la sicurezza nelle abitazioni continua a dimostrarsi un campo minato, soprattutto nelle periferie più “calde” di Milano. Nel frattempo, i residenti possono solo ringraziare il cielo per esser stati svegliati in tempo e per non aver perso la loro amata collezione di calzini spaiati.
Un incendio che, tra fumo e sirene, ci ricorda che la tranquillità urbana è quanto di più fragile si possa desiderare. E che, forse, dovremmo iniziare a prendere sul serio quelle scomodissime esercitazioni antincendio, anche se personalmente preferiamo ignorarle finché le fiamme non bussano davvero alla porta.



