Milano inceppa la salute: ottanta milioni bruciati tra cantieri fermi e ambulatori scomparsi

Milano inceppa la salute: ottanta milioni bruciati tra cantieri fermi e ambulatori scomparsi

L’ironica scena si apre davanti a un cartello curioso, quello che proclama “Scuola dell’infanzia” con fierezza in cima, proprio davanti a un ampio giardino in via Betti 71, nel quartiere Gallaratese. Ma non lasciatevi ingannare: il progetto ambizioso che dovrebbe trasformare questo spazio in una delle 65 proprie case di comunità, tanto sbandierate dal Pnrr per la città metropolitana, finora resta solo un miraggio dietro l’angolo.

In teoria, il tempo a disposizione per la realizzazione sta riducendosi drasticamente, ma i fatti raccontano una storia ben diversa. Nessun cantiere, nessuna fretta visibile, solo un cartello che continua a mettere in mostra una funzione educativa del passato, mentre il futuro sanitario pianificato resta sepolto sotto la polvere dell’attesa.

Le “case di comunità” sono il nuovo mantra dei nostri tempi, promesse su carta che dovrebbero rivoluzionare l’assistenza territoriale, avvicinandola finalmente ai cittadini. Ma quella promessa è diventata quale metafora di una nuova utopia amministrativa: tante chiacchiere, qualche foto di inaugurazione, e nulla più.

Una promessa che si sgretola tra burocrazia e ritardi

Non è solo una questione di scartoffie, anche se le pratiche amministrative sembrano un labirinto senza uscita. La vera beffa è che mentre i soldi del Pnrr erano stati stanziati per favorire queste trasformazioni, di concreto si è visto poco o niente. Un sistema che si vanta di governabilità diventa invece il cavallo di Troia della lentezza infinita.

Così succede che in una grande metropoli come Milano, il concetto di “case di comunità” rimanga confinato a una mera aspettativa, un foglio di progetto impolverato in qualche ufficio. E intanto i cittadini, quelli veri, restano ancora in attesa di un’assistenza che si sposti davvero dentro i quartieri, nei luoghi dove vivono e non in improbabili fantasie edilizie.

Assistenza territoriale o semplice fumo negli occhi?

Se si guarda bene, la questione delle case di comunità tocca un nodo ben più profondo: la trasformazione del sistema sanitario, che dovrebbe spostarsi dalle grandi strutture ospedaliere al territorio, avvicinando servizi e medici ai cittadini. Un’idea lodevole sulla carta, ma nella realtà spesso ridotta a un bluff senza copertura.

Perché costruire nuove case di comunità se non si cura nemmeno il modello organizzativo che le dovrebbe animare? L’investimento infrastrutturale diventa così un mero sfoggio, uno specchietto per le allodole che serve più a mettersi in mostra che a risolvere problemi reali.

Nel frattempo, chi ha bisogno di cure primarie o di assistenza continua è costretto a fare i conti con liste d’attesa infinite, servizi disomogenei e personale sanitario spesso insufficiente. Quella della promozione di un’assistenza più capillare e vicina è rimasta un’illusione sfumata troppo in fretta.

Il Pnrr: tra buone intenzioni e cadute di stile

Il Pnrr, strumento principe dell’era moderna per rinnovare il Paese, qui si mostra nella sua veste da grande showman, ma con piedi d’argilla. Le risorse ci sono, certo, e le parole altisonanti pure, ma mettere in pratica qualcosa di concreto resta una chimera. Una favola tecnologica e sanitaria che rischia di confinare nel ridicolo uno dei più ambiziosi piani di investimento recenti.

Le case di comunità diventano quindi il simbolo di una nuova politica che promette tanto, ma semina lievi passi avanti, e soprattutto molte frustrazioni. Una politica che si dimentica facilmente del valore umano, preferendo le grandi narrazioni alle piccole realtà quotidiane.

Così, davanti a un cartello che prima annunciava un servizio educativo e ora dovrebbe indicare una promessa sanitaria, rimaniamo a osservare con uno sguardo cinico e un sorriso amaro: un altro progetto destinato a rimanere sospeso tra parole e silenzi, mentre intorno a noi il tempo scorre inesorabile.

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