Ma che programmi ambiziosi! L’immobile, prima dimora di un modesto punto vendita di prodotti prodotti dalle cooperative carcerarie lombarde, vuole diventare qualcosa di più ambizioso. L’idea è allargare l’orizzonte: da semplice negozio a epicentro di eventi, laboratori e progetti – tutti rigorosamente a tema “impresa carceraria”, così va di moda – per promuovere il commercio come riscatto sociale. L’apologia dell’impresa in carcere: un romanzo di successo in cantiere.
Perché una simile bontà d’animo ha anche un privilegio molto concreto: il canone annuale di 53mila euro sarà svaporato a solo il 15% del suo valore originale, grazie a due super sconti. Prima una riduzione del 70% per la concessione a enti senza scopo di lucro, poi un ulteriore 15% perché le attività saranno rivolte a soggetti svantaggiati. Insomma, un affare per chi ama il sociale a buon mercato. Il contratto? Vivrà quattro anni, con possibilità di estensione di altri due. Tanto per continuare a far finta che queste “politiche” abbiano un qualche senso.
Quando la buona volontà si prende il lusso di svendere il patrimonio pubblico
Secondo Alessia Cappello, assessora allo sviluppo economico, questo utilizzo dell’immobile varrà come leva magica per “valorizzare le esperienze di economia carceraria” – ovvero trasformare lo sfruttamento del lavoro carcerario in un ambito che profuma di occasioni imprenditoriali. Ma perché fermarsi qui? Oltre al favoloso scopo sociale, l’edificio dovrebbe offrire anche la chance di attivare “iniziative, funzioni e servizi utili al quartiere e alla comunità”. Da non perdere poi l’effetto “presidio del territorio”, perché si sa, un centro sociale trasformato in incubatore di cooperazioni carcerarie fa miracoli per la sicurezza urbana.
In sintesi: un immobile pubblico venduto a prezzi da saldo, una concessione venduta come la soluzione definitiva a problemi sociali annosi, e la speranza che tra una rivendita di manufatti carcerari e un laboratorio, la redenzione passi dal portafoglio. Se non altro, il tutto è condito da progetti, eventi e laboratori, così la buona coscienza collettiva può mettere il sigillo sulla bontà di una politica che continua a sfarfallare tra progettualità innovative e scorciatoie di facciata.



