Milano improvvisa: nel ex mercato Selinunte a San Siro sbarcano novità che nessuno ha chiesto

Milano improvvisa: nel ex mercato Selinunte a San Siro sbarcano novità che nessuno ha chiesto

Ah, Milano e il suo eterno amore per la trasformazione urbana che promette miracoli a suon di milioni pubblici. L’ultima trovata dell’amministrazione comunale? Trasformare l’ex mercato Selinunte a San Siro in un paradiso sociale per i giovani. Per realizzare questo sogno di socialità e tempo libero, pronti a sborsare ben tre milioni di euro. Già, sembra quasi una favola moderna dove gli assessori di turno, tra cui Gaia Romani, Lamberto Bertolé e Fabio Bottero, insieme alle solite autorità locali, presentano con orgoglio i frutti di un percorso partecipato più che altro per mostrare a tutti quanto ci tengano alle “comunità” e ai “quartieri”.

Insomma, l’ex mercato – quel compendio di 968 metri quadrati sopravvissuto a varie tentate animazioni temporanee adottate come “cura” provvisoria – sta finalmente per spiccare il volo verso una rigenerazione definitiva. Il Comune, da par suo, si mette in prima fila con un investimento che copre l’80% dei costi, lasciando solo al futuro gestore il compito di mettere mano alle attività di aggregazione educativa, culturale e formativa. Il soggetto fortunato che presenterà il progetto più accattivante avrà insomma in mano la chiave del nuovo regno sociale di San Siro.

Dalla bancarella alla piazza coperta: un salto di qualità

L’obiettivo ufficiale è nobile – ovviamente – creare uno spazio che favorisca il dialogo intergenerazionale e il “mix sociale”. Ma soprattutto rivolto ai giovani, naturalmente, perché senza di loro il progetto perderebbe ogni senso. L’ex mercato diventerà quindi una “piazza coperta”, uno di quei luoghi magici dove, con un po’ di buona volontà, i ragazzi potranno impegnarsi in prima persona a prendersi cura dello spazio, gestirlo e sviluppare servizi per tutto il quartiere. Peccato che finora questa formula abbia funzionato solo a metà, se si guarda allo stato reale delle periferie milanesi.

Questo intervento si iscrive nel grande Piano di investimenti per la coesione sociale, ovvero l’ipotesi di trasformare otto edifici abbandonati in presunti spazi multifunzionali. Un piano ambizioso, certo, anche se l’esperienza ci insegna che queste operazioni spesso si concludono nel limbo dell’attesa o nella retorica della “rigenerazione partecipata”. L’ex mercato Selinunte sarà il primo banco di prova, perché – come si dice – l’inizio è sempre quello più difficile.

L’assessora Gaia Romani recita la solita litania dell’“occasione da non sprecare” in un quartiere “dalle grandi complessità”. E racconta con enfasi il percorso partecipativo, in cui hanno chiacchierato con associazioni, scuole, negozianti, giovani, anziani, e persino il parroco e l’imam, per dimostrare che qui si fa veramente “ascolto concreto”. Insomma, un vero e proprio vertice di saggezza civica per decifrare bisogni reali, paure e energie misteriose che tutti i giorni animano San Siro. A questo punto, l’amministrazione promette un orizzonte di fattibilità, ovvero un impegno solido per garantire una regia pubblica forte e restituire lo spazio ai cittadini, specialmente ai giovani, come luogo “aperto”, vivo e pieno di opportunità. Davvero un colpo di scena inaspettato.

Un progetto firmato quartiere, parallelo al solito teatrino

Nel frattempo, si è fatto di tutto per creare un clima di partecipazione e coinvolgimento. Circa 250 persone si sono cimentate in otto sessioni di “dialogo multidisciplinare”, tra incontri pubblici, focus group, passeggiate esplorative e laboratori di co-progettazione, come precisato da Elena Vasco, Segretario Generale della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Le categorie principali – associazioni, giovani, scuole, commercianti e comunità straniere – sono state “ascoltate” con cura, mentre un questionario bilingue (italiano e arabo) ha raccolto – tra novembre e gennaio – ben 242 risposte, online per giunta, tanto per attualizzare l’operazione.

Secondo il copione, ora si vuole partire con la creazione di uno spazio aggregativo gratuito, affiancato da una serie di servizi di prossimità per chiunque voglia partecipare o semplicemente guardare. A catalogo ci saranno laboratori artigianali, corsi di formazione professionale per giovani, uno sportello di ascolto per famiglie, babysitting e animazione, e perfino attività serali pensate per i lavoratori, naturalmente con particolare attenzione alla multietnicità e multireligiosità che contraddistingue ormai il quartiere. Per chi volesse sognare in grande, pare quasi di essere tornati all’utopia sociale anni ’70 riveduta e corretta.

I tempi biblici della burocrazia

Ora, con la classica tempistica da oligarchia pubblica, si passerà alla pubblicazione dell’avviso – prevista per giugno – per selezionare finalmente il progetto “più coerente”. Peccato che la scadenza per presentare le proposte sia fissata per la fine di settembre 2026, con l’obiettivo (davvero ambizioso) di avviare il progetto solo a gennaio 2027. Nel frattempo, gli abitanti potranno godersi un altro lustro alla ricerca di un’idea che trasformi un ex mercato dimenticato in un faro di comunità e innovazione sociale. Un processo tutto sommato rapido e lineare, come si può notare.

Nel complesso, mentre i residenti di San Siro attendono il miracolo, l’amministrazione si accontenta di declamare ricette a base di partecipazione e integrazione multietnica, con la promessa di far presto, meglio e con più soldi degli anni passati. La realtà, però, difficilmente sarà così impeccabile e spedita: anzi, è lecito aspettarsi una lenta agonia amministrativa dove il progetto resterà un miraggio sospeso tra la burocrazia, le diversità culturali e le solite promesse da campagna elettorale.

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