Palazzo Marino, l’ente che vigila su Milano, e comunicata con la tipica tempestività e chiarezza che tutti ci aspettavamo venerdì 27 marzo.
Il divieto era entrato in vigore esattamente il 2 febbraio, in nome di un impegno solennemente promesso agli organizzatori dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. L’intento, dicono, era favorire il passaggio rapido di mezzi diretti agli impianti di gara. Peccato che l’efficacia del messaggio sia stata assicurata da una segnaletica degna del miglior sketch comico: il simbolo di moto e motorini presente nei cartelli era stato “barrato” con del semplice scotch, generando ovviamente un amletico dubbio nei guidatori.
Risultato? Fioccarono le multe, con un motociclista a testimoniare il suo personale Guinness: ben 18 sanzioni accumulate in un sol colpo. Ma alla fine, tutto si risolve con un grande “mea culpa” e la conseguente cancellazione degli atti sanzionatori. Forse perché anche a Piazza Scala si sono accorti che per comunicare bisogna essere almeno un po’ chiari.
Il “mea culpa” del Comune e le motivazioni dell’annullamento
Il Comune di Milano, con la consueta modestia, ammette candidamente che i cartelli stradali erano così “modificati” da risultare incomprensibili per qualsiasi guidatore. Insomma, una scatola nera di segnaletica che ha suggerito a ciclomotori, motocicli e biciclette di trasgredire non per malanimo, ma per semplice “consolidata consuetudine”. Un appellativo elegante per dire: “Ci hanno multati, ma solo perché non ci siamo capiti”.
Ma la vera sorpresa arriva con l’illuminante interpretazione della legge 689 del 1981, che tiene in conto la “buona fede” come scusa perfetta per evitare l’inevitabile contenzioso giudiziario. Il Comune, con la sua saggezza infinita, decide quindi di annullare tutto d’ufficio, lanciando un chiaro messaggio: meglio una figuraccia palese e pubblica che lunghi processi e spese inutili.
Annullamento delle multe e come chiedere il rimborso
Le multe già spedite? Beh, considerate già annullate senza bisogno di ulteriori formalità. E se per caso qualcuno avesse avuto la brillante idea di pagare subito la propria ingiusta pena, niente paura: basterà presentare un’istanza di rimborso seguendo le dettagliate (speriamo) istruzioni pubblicate sul sito ufficiale del Comune di Milano. Insomma, il tempo speso per scrivere quella raccomandata potrebbe essere l’unica vera sanzione da pagare.
In conclusione, la vicenda delle multe olimpiche ci regala un’ennesima prova del funzionamento impeccabile della burocrazia nostrana: si proibisce, si multa, si confonde più della media, poi si cancella tutto. Un balletto che non sarà certo dimenticato dai legittimi “vittime” di questa corsia preferenziale dell’assurdo.



