Il Policlinico Niguarda di Milano, con un impegno degno di una maratona, ha finalmente conquistato la famosa certificazione Joint Commission International (JCI). Ecco qui, uno dei pochi ospedali pubblici italiani che riesce a mettere le mani su un riconoscimento che è praticamente il Nobel della sanità mondiale.
Il raggiungimento di questa certificazione non è stato frutto del caso o di qualche magia, bensì il risultato di anni di lavoro sul miglioramento organizzativo e clinico, con l’obiettivo di offrire ai pazienti un livello di qualità e sicurezza degno di standard internazionali. Davvero una vera “impresa eroica”, non fosse che, in teoria, dovrebbe essere la normalità.
Alberto Zoli, direttore generale dell’ospedale, con il tipico entusiasmo istituzionale, ha detto:
“Questo traguardo rappresenta un risultato importante che testimonia l’impegno quotidiano degli oltre 5.400 colleghi che lavorano nel nostro ospedale ed è il vertice più alto della qualità delle cure che dedichiamo ogni giorno ai nostri pazienti.”
Viene spontaneo chiedersi: e prima di questo vertice da apoteosi, cosa si faceva allora? Ma non finisce qui:
“Un risultato raggiunto grazie alla dedizione delle nostre professionalità, alla modernizzazione dei processi e all’innovazione che caratterizza la nostra organizzazione. Continueremo a investire nella sicurezza, tecnologia e nel miglioramento continuo delle attività di cura.”
Che messaggio incoraggiante! Una promessa di futuro radioso mentre si celebrano i risultati ottenuti dal passato. Ma la parte più teatrale è questa:
“Il risultato più importante è la legacy, ciò che resta alla cittadinanza, al Servizio Sanitario Regionale e a tutti quelli che ancora lavoreranno in questo ospedale. Questo è solo l’inizio di un cambiamento irreversibile destinato a far crescere competenze e qualità di tutto il sistema.”
Cosa è davvero la JCI?
La Joint Commission International è un ente privato, internazionale e oltremodo esigente, che seleziona strutture sanitarie in tutto il mondo basandosi su criteri di qualità, sicurezza dei pazienti, efficienza organizzativa e innovazione tecnologica. Insomma, un giudice severo che sparge medaglie solo a chi dimostra di meritare l’eccellenza a livello globale.
Nonostante tutto il bla bla istituzionale, questo riconoscimento serve anche a dimostrare che, sì, un ospedale pubblico potrebbe – guardacaso – essere la punta di diamante di un sistema sanitario che troppo spesso viene dipinto come un disastro garantito. Una scintilla di speranza tra le solite polemiche senza fine.



