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Milano festeggia la resurrezione del Teatro Ringhiera dopo un decennio di oblio: i lavori sono quasi finiti, miracolo o presa in giro? - Spreconi

Milano festeggia la resurrezione del Teatro Ringhiera dopo un decennio di oblio: i lavori sono quasi finiti, miracolo o presa in giro?

Milano festeggia la resurrezione del Teatro Ringhiera dopo un decennio di oblio: i lavori sono quasi finiti, miracolo o presa in giro?

Finalmente, udite udite, la riapertura del Teatro Ringhiera sembra non essere solo un miraggio all’orizzonte. La Giunta comunale di Milano ha approvato le tanto attese linee guida per la concessione d’uso a pagamento di questo glorioso tempio della cultura di quartiere, situato ad Abbiategrasso. Dopo un sonno profondo che dura dal 2017, i lavori di riqualificazione sono in pieno fermento e, pare, dovrebbero chiudersi entro la fine di quest’anno. Che emozione, no?

L’assessore alla Cultura, Tommaso Sacchi, non nasconde l’entusiasmo: “Questo provvedimento rappresenta un altro passo importante verso la riapertura dello storico spazio nel quartiere Abbiategrasso: un luogo che per anni è stato un motore di creatività, socialità e partecipazione e che puntiamo a restituire alla città per la stagione teatrale 2027/2028.” Tradotto: il Teatro Ringhiera tornerà a vivere, non più come fantasma, ma come punto di riferimento culturale concreto.

L’assessore insiste, quasi commosso: “I lavori termineranno entro quest’anno e, con il bando che sarà pubblicato nei prossimi giorni, il Teatro Ringhiera tornerà a essere uno spazio vivo, aperto alla cittadinanza e capace di produrre valore culturale e sociale.” Eh già, perché dopo sette anni di silenzio, un salto così non si fa certo senza un rituale d’iniziazione degno di nota.

Un po’ di storia per i nostalgici

Il Teatro Ringhiera non è nato ieri come un qualunque open space trasformato in foglio bianco artistico: è stato costruito nel lontano 1969, dentro un complesso di edilizia popolare in via Boifava 17. Nel corso degli anni è diventato un faro culturale per la comunità, un punto d’incontro imprescindibile. E poi, puff, nel 2017 la chiusura. Ma non temete, il Comune ha deciso che valeva la pena salvarlo: ha avviato lavori di recupero non solo dell’edificio, ma anche di quella che viene simpaticamente chiamata la “Piana”, oggi piazzale Fabio Chiesa. Che cura per il dettaglio.

Il bando: come si diventa il nuovo proprietario del sacro teatro

Entriamo nel cuore della questione: il bando di assegnazione. Aperto a tutto e a tutti, pardon, ai soggetti pubblici e privati, profit e non profit, purché abbiano la mira di promuovere attività artistiche e culturali. Insomma, aprite pure botteghe creative, purché siano “qualificate”. La selezione cadrà su chi sarà abbastanza capace da costruire una programmazione artistica degna di nota, che sposi qualità e innovazione insieme al radicamento territoriale. Che romantico mix.

Per gli aspiranti affidatari, il canone annuo di base è una modesta cifra di 86.700 euro per un’area di ben 1.445 metri quadrati. E non finisce qui: per gli enti senza scopo di lucro, l’offerta si fa irresistibile con una scontistica del 70%. Insomma, un vero affare da non perdere, soprattutto se amate il teatro tanto quanto le spese da sostenere per mantenerlo.