Un pomeriggio milanese come tanti, interrotto soltanto dal suono insopportabile delle sirene dei mezzi di soccorso e dalla frenesia della polizia locale.
Un bambino di sei anni è stato protagonista inconsapevole di un incidente stradale in via Tavazzano, zona viale Certosa a Milano. Naturalmente, la mobilitazione è stata immediata: il piccolo è stato portato d’urgenza all’ospedale Buzzi.
La notizia ha avuto il classico crescendo emotivo che tanto amiamo: inizialmente, sembrava che il quadro clinico fosse preoccupante, al punto che la centrale operativa del 118 ha inviato un’ambulanza più un’automedica, segno inequivocabile che la situazione faceva tremare i polsi.
Tuttavia, e qui arriva la nota dolce-amara di tutte le storie di questo tipo, il dramma si è rapidamente trasformato in una tranquilla cronaca verde. Il bambino è giunto al Buzzi in codice verde, ossia senza gravi pericoli per la sua salute. Un sospiro di sollievo, ma anche una piccola lezione su come spesso si amplificano le tragedie ancor prima che si sappia cosa stia davvero accadendo.
Nel frattempo, sul posto sono proseguiti gli accertamenti della polizia locale, quei valorosi signori che devono districarsi tra le mille interpretazioni di “come è successo” e “chi ha colpa”, mentre la città continua a girare distratta.
Il solito copione: emergenza, ansia e poi la smentita
Non è la prima volta che assistiamo a un rituale così ben oliato. L’allarme corna, la chiamata in codice rosso, la corsa ai ripari, e, come per magia, la criticità si dissolve lasciando spazio a un rassicurante codice verde. Un piccolo show che fa bene solo a chi deve giustificare la rapidità degli interventi d’emergenza, mentre i cittadini si trovano a fare i conti con l’ansia causata da comunicazioni spesso poco precise o troppo affrettate.
La verità è che tra mille sirene e traffico paralizzato, la realtà si prende una pausa. Il bimbo è salvo, e questo è l’unico dato che conta davvero, ma l’ennesima sceneggiata mediatica ci lascia con una domanda: non sarebbe il caso di fare meno rumore e più chiarezza?
Così, il quotidiano pugno nello stomaco che è il traffico milanese continua, ma stavolta con un sorriso di sollievo nascosto dietro l’ennesima sirena inutile e qualche ora di ansia per un bacio sul mento di un bambino fortunato.



