Milano e il passante ferroviario: la saga infinita di ritardi e cancellazioni che nessuno sa più come giustificare

Milano e il passante ferroviario: la saga infinita di ritardi e cancellazioni che nessuno sa più come giustificare

Che sorpresa, il 29 gennaio sulla rete del passante ferroviario di Milano è andata in scena l’ennesima tragicommedia degli orrori con ritardi e cancellazioni degne di un festival. Le linee S1, S2, S5, S6, S12 e S13 si sono rese protagoniste di performance mai viste: treni in ritardo fino a 30 minuti o performance da fantasma con cancellazioni senza preavviso.

Tutto questo, ovviamente, non poteva essere dovuto a un piccolissimo dettaglio. Un magnifico guasto agli impianti ferroviari nelle vicinanze di Milano Bovisa Politecnico ha deciso di far sperimentare ai viaggiatori un po’ di sano disagio.

Un guasto che, guarda un po’, si è manifestato intorno alle 11 del mattino, timing perfetto per mandare in tilt tutto il nodo ferroviario meneghino. Come sempre, i tecnici di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) sono sul pezzo, lavorando indefessamente per ripristinare la linea e, con un po’ di fortuna, ridare un senso a questa incomprensibile vicenda.

Il solito copione delle “emergenze” ferroviarie

Non è forse curioso come un guasto agli impianti riesca a bloccare al punto da far sembrare un evento epocale quello che dovrebbe essere la routine di un sistema ferroviario degno di questo nome? La rete del passante a Milano è supposizione e realtà parallela dove l’efficienza si misura in crolli e interruzioni frequenti, giusto per ricordarci quanto lontani siamo dall’autostrada dei binari.

Nel frattempo, pendolari e ciarlieri urbanisti di Facebook si scatenano a colpi di sarcasmo e lamentele mentre Rfi confida nella solidità degli interventi tecnici per “normalizzare” la situazione. Traduzione: speriamo che domani funzioni tutto, altrimenti resteremo ancora una volta bloccati in eterno tra stazioni e binari.

Quando la normalità è solo un’illusione ferroviaria

È ironico come i sistemi che dovrebbero garantire mobilità e puntualità si trasformino sistematicamente in palcoscenici di disservizi con un tempismo da manuale. E non ci vuole certo un ingegnere nucleare per capire che se una linea ferroviaria risulta così vulnerabile a un semplice guasto, forse sarebbe il caso di riflettere su investimenti, manutenzioni e organizzazioni.

Ma no, meglio rassicurare tutti con “i tecnici sono al lavoro”, frase simbolo di ogni emergenza ferroviaria italiana. Una formula magica che fa da sottofondo alle cronache di ritardi e disagio, mentre i viaggiatori continuano a perdere tempo e fede nello stato delle infrastrutture.

In definitiva, il 29 gennaio nella rete del passante di Milano si è registrata non una semplice rottura, ma un’esibizione di quanto sia fragile e tragica la visione che abbiamo del trasporto pubblico: un circo tragico dove i pendolari giocano la parte degli spettatori rassegnati.