Le multe sono piovute come se fosse una gara a chi sapeva scattere più foto di infrazioni, ma nel caso di Marco sembravano davvero voler battere un record: “In totale ne ho ricevute 17”, racconta con quella punta di rassegnazione che solo chi viene sommerso da cartacce ingiuste può avere. Da pagare? Un conto salatissimo, migliaia di euro; peccato però che lui abbia deciso di non arrendersi come la maggior parte e di impugnare tutto davanti al giudice di pace. E indovinate un po’? Il giudice ha dato ragione a lui con una bella sentenza: “I verbali impugnati sono annullati”, è scritto nero su bianco. Ah, la giustizia che funziona quando meno te lo aspetti…
Non è un caso isolato, ovviamente. Le multe si accumulano, gli automobilisti disperano, le amministrazioni ringraziano – o almeno così dovrebbe essere, visto che il denaro dovrebbe servire a migliorare le strade e la sicurezza. E invece no, spesso si trasformano in una vera e propria tassa occulta, un modo subdolo per riempire le casse pubbliche senza responsabilità né trasparenza.
Il metodo è semplice e geniale: scattere una foto, inviare il verbale a casa e aspettare la montagna di ricorsi. Perché, diciamolo pure, nessuno paga volentieri cifre esorbitanti per infrazioni contestabili, soprattutto quando il sistema appare più una trappola ben congegnata che un servizio alla sicurezza.
Una spirale infinita di multe e ricorsi
Insomma, la saga di Marco è solo un perfetto esempio di come le multe automatiche possano trasformarsi in un circolo vizioso. Il cittadino deve incassare, pagare o mettersi a studiare cavilli legali, mentre le amministrazioni localisplendono per l’efficienza – ma forse sarebbe più giusto dire l’efficacia nel far cassa senza scrupoli.
Quando si parla di verbali annullati come nel suo caso, si dovrebbero invece aprire dibattiti seri su come vengono gestiti i controlli, la trasparenza nelle procedure e soprattutto la responsabilità degli enti pubblici nel non triturare il contribuente con multe illegittime.
Non a caso molte cause come questa stanno spingendo qualche giudice a ribaltare sistematicamente i verbali contestati. Quindi, i cittadini? Sono costretti a una battaglia legale che, a dirla tutta, dovrebbe essere la normalità ma che in Italia sembra una maratona infinita.
Il paradosso del sistema sanzionatorio italiano
Nel bel paese del “paghi e taci”, però, la realtà è leggermente più complicata. I cittadini devono stare attenti a ogni centimetro di strada, ogni postazione, ogni telecamera; e quei 17 verbali di Marco sono solo la punta di un iceberg che include errori nei controlli, notifiche sbagliate e, ovviamente, il solito teatrino burocratico.
Queste sanzioni automatiche si presentano come un sistema infallibile, ma nella pratica si rivelano un insieme di contraddizioni che danneggiano non solo il cittadino onesto ma anche la credibilità delle istituzioni.
Certo, sarebbe troppo chiedere una revisione più equa e un po’ di buon senso. Meglio però continuare a spremere i poveri automobilisti, magari vantandosi dell’efficienza delle nuove tecnologie, ignari del fatto che la vera vittima rimane sempre il cittadino esasperato.
Quel che resta, alla fine, è la solita certezza: chi ha ragione deve litigare per ottenerla. Così le multe si accumulano, i ricorsi fanno girare gli uffici e la giustizia si aggiorna solo tra i verbali annullati, di cui però nessuno si vanta.



