Non è una trama di un film horror di bassa lega, ma la realtà sconvolgente che si è consumata in una delle aule scolastiche dove un uomo, con un livello di cinismo che rasenta l’indecenza, attirava bambine con merendine e cioccolatini. Una tattica ovvia e banale, si direbbe, se non fosse che il finale è stato degno di un peggior incubo: dopo aver abusato delle piccole vittime proprio davanti alla classe, ha minacciato di bocciarle se avessero osato raccontare l’accaduto a qualcuno.
Come se la minaccia di un’insufficienza scolastica potesse fermare la forza devastante del trauma. Il sistema giudiziario, con una coerenza tutta da discutere, ha deciso di infliggere a questo individuo una pena persino più severa di quella inizialmente richiesta dal pubblico ministero. Perché sì, evidentemente non bastava lasciare che la giustizia facesse il suo corso secondo l’accusa: il giudice ha sentito il bisogno di alzare l’asticella, come se una condanna più severa potesse in qualche modo sanare il dolore subito.
Non resta che riflettere sull’assurdità di una situazione in cui la vulnerabilità delle vite più innocenti diventa terreno fertile per la perversione, e dove la giustizia, solo a posteriori, tenta di rincorrere la gravità dei fatti. Sperando che almeno questa sentenza ponga un freno a tanto orrore, anche se nessuna pena sarà mai abbastanza per cancellare quello che è accaduto.



