Milano e i cantieri che non imparano: un altro sequestro e i comitati che chiedono leggi come se fosse il secolo scorso

Milano e i cantieri che non imparano: un altro sequestro e i comitati che chiedono leggi come se fosse il secolo scorso

Il Tribunale del riesame di Milano ha pensato bene di giocare a ping-pong con il destino di un cantiere in viale Papiniano, ribaltando l’annullamento del sequestro preventivo deciso dalla giudice di prima istanza lo scorso novembre. Eravamo in presenza di un innocuo “maxi filone” per lottizzazione abusiva, quel genere di inchieste che fanno sobbalzare chi ha un po’ di esperienza con la giustizia urbanistica. I giudici Galli, Guadagnino e Nosenzo hanno accolto senza troppi scrupoli il ricorso presentato dalle diligenti pm Giovanna Cavalleri e Luisa Baima Bollone, dando così uno scossone alla questione.

Se pensavate che la buona fede potesse valere qualcosa in questo contesto, vi sbagliate di grosso. Nel provvedimento si legge con chiarezza disarmante: “La presunta illegalità del titolo edilizio, rilasciato nel 2023 e comunicata ufficialmente al protagonista della saga dal suo stesso Comune, non può essere invalidata da un’interpretazione – diciamo così – alternativa del privato”. Insomma, se il Comune dice che qualcosa non va, tu te lo tieni stretto, senza possibilità di replica. E non si può delegare ai privati la facoltà di decidere se rispettare o meno parametri che, invece, sono sacri e non negoziabili.

Qualcuno potrebbe trovare tutto questo troppo rigido, ma dalla penna del tribunale arriva un messaggio altrettanto lapidario: “Non serve discutere se si possono o meno evitare ulteriori lavori di urbanizzazione collegati a un nuovo edificio. Bisogna farli, punto e basta”. Che sia una legge del mercato o del cosmo poco importa, a quanto pare la burocrazia non transige.

I comitati e il dramma delle famiglie sospese

E nel mezzo di questo scaricabarile giudiziario, c’è la vera vittima: la povera gente. Filippo Borsellino, portavoce del Comitato Famiglie Sospese, ha espresso con crudezza la realtà in cui versano gli acquirenti delle case coinvolte. Il famoso pendolo giudiziario di viale Papiniano 48, che oscilla tra dissequestro e sequestro, rispecchia a pieno la confusione e l’instabilità normativa. “Posizioni legittime entrambe,” ammette con una punta di ironia, “ma a noi famiglie tocca il conto salato: mutui impantanati, risparmi bloccati e sogni di vita inchiodati.”

Chiaramente, servirebbe “una norma”, parola magica che però continua a sfuggire, lasciando tutti a navigare a vista. “Non possiamo più permetterci di galleggiare nel limbo delle interpretazioni”, ammonisce Borsellino con la speranza che da qualche parte, nel groviglio della politica e della burocrazia, qualcuno decida finalmente di mettere un punto fermo.

In conclusione, la giungla delle normative urbanistiche e l’arte di far oscillare l’incertezza da un giudice all’altro continuano a mietere vittime innocenti. Mentre la macchina giudiziaria si diverte a fare zig-zag tra sequestri e dissequestri, le persone comuni si ritrovano senza casa e senza risposte, bloccate in un limbo degno di un romanzo kafkiano.

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