Milano-Cortina tra blackout e selezioni a sorpresa la Rai fa sapere che l’equipaggio 21 israeliano è meglio lasciarlo a casa

Milano-Cortina tra blackout e selezioni a sorpresa la Rai fa sapere che l’equipaggio 21 israeliano è meglio lasciarlo a casa

Ah certo, nulla come un fuorionda per svelare il vero volto della professionalità: ecco arrivare la perla dalla diretta su Rai2 durante la gara di bob a quattro alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Un’espressione così elegante e raffinata da far vergognare persino un predellino di periferia: «Evitiamo l’equipaggio numero 21, che è quello dell’israeliano». Che chicca! Ovviamente, una battuta che “non rappresenta in alcun modo i valori del servizio pubblico e di Rai Sport”, almeno a leggere la nota di scuse ufficiali di Marco Lollobrigida, responsabile ad interim di Rai Sport. Come dire: “Ci dispiace, non siamo così, è solo che a volte la sincerità scappa.”

Naturalmente, subito scattano le scuse in diretta per salvare il salvabile, proprio dal team di telecronisti che avevano avuto modo di gustarsi il fuorionda prima ancora di dare il via alle danze. Poco prima della partenza del bob israeliano – l’aequipaggio numero 21 per i distratti – l’ammenda verbale è arrivata fresca fresca al pubblico incollato allo schermo. E poi, ovviamente, il commento della loro prestazione è stato puntuale, pacato e rigorosamente politically correct: perché una cosa è coerenza, un’altra è essere ipocriti, no?

E meno male che questa non è la prima volta che la squadra israeliana si trova al centro delle polemiche! Solo qualche giorno prima, infatti, il Comitato Olimpico Israeliano aveva preteso scuse ufficiali e la sospensione del telecronista svizzero reo di aver denunciato – con toni tutt’altro che entusiasti – un post pro-Gaza di un esponente del team israeliano. Insomma, qui il teatro dell’assurdo si fa ricco di siparietti internazionali degni di un reality a puntate.

Il protagonista involontario di quella polemica? Stefan Renna, conduttore della Radio Television Suisse. Quel simpatico signore ha avuto la brillante idea di commentare, probabilmente con un filino di sarcasmo, la discesa della squadra israeliana di bob a due e il loro pilota Adam Edelman. Naturalmente, ha scatenato l’ira di Mike Huckabee, ambasciatore statunitense in Israele, che ha accusato Renna di «vomitare bile». Tradotto: le sue parole non sono state apprezzate dai vertici diplomatici e sportivi di Tel Aviv, i quali hanno immediatamente chiesto un intervento decisivo alla sua emittente.

Il Comitato Olimpico Israeliano si è sentito in dovere di precisare, con la grazia di una regina che deve salvarsi il trono:

«Le dichiarazioni rilasciate durante la trasmissione erano parziali, politiche e provocatorie e non erano adatte a una piattaforma olimpica. Tali affermazioni non solo danneggiano l’atleta e la delegazione israeliana, ma minano anche i valori fondamentali del movimento olimpico, come il rispetto, l’uguaglianza e l’unità tra nazioni e atleti.»

In una strabiliante manifestazione di magnanimità, il comunicato puntualizzava pure che il signor Edelman stava partecipando “nel pieno rispetto dei criteri e delle procedure stabiliti dal Comitato Olimpico Internazionale”, come se qualcuno stesse insinuando il contrario sotto il naso di tutti.

E, per mettere il sigillo sulla soap olimpica, il comitato si attendeva “un’immediata revisione della continua partecipazione del commentatore alle trasmissioni, inclusa la valutazione della sua sospensione dalla copertura olimpica”. Tradotto al volo: “Basta con quel tipo, lo vogliamo fuori, che ci infanga l’immagine!”

Il valore dello sport secondo i commentatori

Nel frattempo, da Rai Sport si affrettano a ribadire che lo sport dovrebbe unire, non dividere. Ottimo, peccato che proprio in diretta si prestino a simili scenette imbarazzanti. Forse la Rai dovrebbe investire qualche soldo in una guida di “Come non rovinare una diretta olimpica con commenti fuori luogo”, o in una scuola di ironia meno politicamente impegnata ma più rispettosa (almeno in paraocchi e cuffie).

In fondo, nulla di nuovo sotto il sole olimpico: un mix esplosivo di politica, sport e diplomazia che si intrecciano in un delicato equilibrio a colpi di sincerità non richieste e correzioni di rotta che suonano più come retromarce. Perché se nello sport la parola d’ordine è “unità”, ogni tanto salta fuori un “evitiamo…” come promemoria che a qualcuno piace mantenere le distanze. Soprattutto in diretta tv, davanti a milioni di spettatori.