Perché accontentarsi di una semplice cerimonia di apertura quando si può mettere in scena un autentico circo dell’assurdo in occasione dei Giochi di Milano Cortina? Dietro a questa colossale débâcle organizzativa si nasconde una montagna di lavoro e un livello di programmazione che, a detta degli esperti di chi non ha nulla da fare, è maniacale. Insomma, c’è tutto il necessario per impressionare il mondo, o almeno per provare a farlo con solennità e pompa magna.
Non si tratta solo di numeri fatti apposta per confondere il pubblico – che, diciamolo, già fatica a capire come funziona il normale svolgimento dei Giochi – ma anche di una ricca serie di curiosità così dettagliate da risultare quasi comiche. A farla da padrone sono poi le interviste: centinaia di persone che da mesi, anzi anni, si sbattono dietro le quinte per confezionare uno spettacolo che dovrebbe far dimenticare ogni criticità, anche quella di un budget che rischia di volare nelle dimensioni di un razzo spaziale diretto verso la Luna.
Se vi aspettate la sobrietà e la discrezione di un evento sportivo serio, beh, siete fuori strada. Qui si punta a far parlare, a colpire, a scioccare quanti più spettatori possibile. E il colpo grosso sarà, ovviamente, la gigantesca passerella di luci e tecnologia capace di nascondere tutti quei piccoli e grandi guai organizzativi che, come un pozzanghera sotto al tappeto, sono lì da tempo e non si possono più ignorare.
Un’immersione sconvolgente nel lavoro da backstage
Dimenticate l’idea romantica del “dietro le quinte” come luogo di quiete e armonia. Qui l’atmosfera è da film d’azione: tensioni, ansie, crisi e… ripetizioni infinite. Pare che ci siano persone che da mesi vivono e respirano solo per preparare ogni singolo dettaglio, tutte quelle movenze sincronizzate e quelle coreografie che dovrebbero incantare un mondo già saturo di spettacoli iper-tecnologici.
Tra concordanze di colori, luci da far impallidire un concerto rock, e una serie interminabile di prove, la questione assume i contorni di una vera e propria odissea. E pensare che tutto questo sforzo serve a mascherare i problemi veri, come quello del pubblico ridotto all’osso o le polemiche sulla sostenibilità dell’evento, che ovviamente verranno convenientemente ignorate durante la diretta televisiva.
La ricetta perfetta per un’overdose di show
Gli organizzatori sono riusciti nell’ardua impresa di mettere insieme numeri e spettacoli capaci di dare un senso quasi religioso a questo evento. Nascondendo con sapienza ogni piccolo inciampo e trasformando in magia ogni minimo errore di calcolo, la cerimonia promette di essere un vortice ipnotico di musica, luci e scenografia da capogiro.
Con un cast che spazia da ballerini professionisti ad artisti di ogni genere, passando per tecnici che manovrano impianti che farebbero invidia alle missioni spaziali, ogni secondo sarà calibrato per farci dimenticare che dietro la facciata c’è un caos organizzativo da manuale. E certo, non mancheranno i fuochi d’artificio, perché cosa sarebbe una cerimonia dei Giochi senza un’esplosione di colori che quasi bendano gli occhi?
E, naturalmente, nulla di tutto ciò avrebbe senso senza una valanga di interviste a chi dall’alto del proprio entusiasmo mediatico ci dirà quanto tutto stia andando “alla perfezione”, contenendo i dettagli scomodi come costi, ritardi e squilibri vari. Perché, si sa, la perfezione è soprattutto questione di… gestione dell’immagine.

